The Greatest Showman

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Quest’anno a Natale si balla. Eccome se si balla. Era dai tempi di Moulin Rouge che un casa di produzione non realizzava un musical che non fosse neanche mai stato a Broadway e, nonostante uno sviluppo lungo e travagliato (la vita di Phineas Taylor Barnum era stata opzionata per un adattamento cinematografico da tempo, ma solo nel 2013 si è iniziato a lavorare sul film dopo che Bill Condon venne chiamato per riscrivere la sceneggiatura, originariamente firmata da Jenny Bicks), The Greatest Showman è divenuto realtà.
Una realtà nata da una storia vera che si è trasformata in un sogno: quello del rivoluzionario intrattenitore e illuminato impresario circense Mr. P.T. Barnum. The Greatest Showman è un musical tout court che nelle intenzioni si propone di raccontare le origini del moderno circo itinerante e del suo geniale creatore interpretato da Hugh Jackman, che lo stesso attore ha definito come “un illuminato Steve Jobs della metà del diciannovesimo secolo”. Al suo fianco ci sono Michelle Williams, Zac Efron, Rebecca Ferguson, l’acrobata Zendaya e tutta la variegata rosa di freak cui Barnum cerca di dare una dignità offrendogli un lavoro e una seconda famiglia.



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L’australiano Michael Gracey, al suo debutto, costruisce un film sull’aspetto più sensazionalistico e avanguardista della vita di Barnum, mentre le cronache dell’epoca lo descrivono come un cinico impresario che non si fece scrupolo di esibire “personaggi mostruosi” all’interno dei suoi spettacoli, pur di richiamare le folle. Jackman invece ne restituisce un’immagine decisamente più positiva, nonostante un accenno di asprezza e di ambizione, e incarna perfettamente quel self-made man visionario che è riuscito, da solo, a realizzare l’impossibile. Il risultato è un gradevole inno alla diversità che spinge molto sull’elemento kitsch (Baz Luhrmann dove sei?) e nel quale risuona in più occasioni l’eco del Freaks di Tod Browning.

The Greatest Showman è un’esplosione di balli e di colori, esaltati dalle orecchiabili musiche composte da John Debney con i testi di Justin Paul e Benj Pasek (La La Land) e portata avanti da uno Hugh Jackman mattatore che, se ce ne fosse ancora bisogno, dimostra una volta per tutte di essere un artista completo, qui perfettamente in grado di tenere sulle spalle il peso della ferrea volontà di riscatto che caratterizza il suo personaggio. Ma se il ritmo, i costumi, le coreografie e i brani vengono promossi a pieni voti, bisogna anche dire che il problema di The Greatest Showman risiede in una trama eccessivamente facilotta, animata da (troppi?) personaggi molti dei quali rimangono a fare da tappezzeria al magico e grottesco mondo di Barnum.

Voto 6,5

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Carolina Tocci

Giornalista freelance e blogger, un giorno le è venuta l'idea di aprire questo sito. Scrive di cinema e gossip e nel buio di una sala cinematografica si sente a casa.

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