Basta che funzioni

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Boris Yelnikoff è un fisico di fama mondiale in pensione. Ormai anziano, è in lotta con il mondo intero e vanta già un tentativo di suicidio alle spalle (in seguito al quale la moglie lo ha lasciato). Non c’è nulla che consideri positivo e anche le lezioni di scacchi che impartisce ai bambini del quartiere diventano un pretesto di scontro. Un giorno, incappa in Melody, una ragazza di provincia che è fuggita di casa. Il burbero Boris cede alle sue richieste e acconsente ad ospitarla per un po’. Tra personaggi improbabili quanto comici, la trama del film decolla, divertendo, intrattenendo e tramutando dialoghi su temi esistenziali in gag esilaranti.



Woody Allen suggella il suo ritorno a Manhattan dopo l’esilio europeo. Lo ha fatto ripescando una sceneggiatura vecchia di anni, scritta su misura per Zero Mostel (compagno di Allen ne Il prestanome), attore deceduto nel 1977. Accantonata l’idea, l’ha poi ripresa in mano dopo trent’anni, trovando in Larry David un perfetto “rimpiazzo”. Basta che funzioni è un mix tra La dea dell’amore e Tutti dicono I Love You, corale, dissacrante, pungente e sarcastico. Tornano i temi cari al regista, dalla famiglia allargata alle sgangherate storie d’amore tra i personaggi. Gli attori hanno dei tempi comici perfetti e si attengono ad un copione scritto magistralmente.

Il ruolo di Boris Yelnikoff avrebbe potuto tranquillamente essere interpretato da Allen, ma anche in questa occasione il regista ha preferito affidare i suoi deliri paranoidi all’ennesimo alter ego. Forse perché anche Larry è un comico ebreo nato a Brooklyn, proprio come lui?
Si ride, tanto. Ci si interroga sul mondo, sull’universo, sulla religione, sul sesso e sul modo in cui, tutto sommato, non esiste una regola nel rapporto di coppia. In fondo, basta che funzioni.

Voto: 8

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Carolina Tocci

Giornalista freelance e blogger, un giorno le è venuta l'idea di aprire questo sito. Scrive di cinema e gossip e nel buio di una sala cinematografica si sente a casa.

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