And the winner is…

Come ha detto una commossa Barbra Streisand “And the time has come”. Sì, il tempo è decisamente arrivato. La regista americana Kathryn Bigelow ha vinto l’Oscar come Miglior Regista per The Hurt Locker, che è anche il Miglior Film dell’anno e la Migliore Sceneggiatura Originale. Un tris d’assi che è stato completato da altre tre statuette (montaggio, sound editing e sound mixing) e che, al di là dei numeri, diventa l’affermazione definitiva del cinema indipendente anche nel territorio dell’Academy. Così Kathryn, prima donna a vincere un Oscar per la regia, è stata premiata per aver portato sullo schermo la storia del reporter e suo compagno di vita Mark Boal (nella foto in basso mentre ritira il suo premio). The Hurt Locker in effetti è stato davvero un caso particolare, una pellicola sulla guerra in Iraq vista dai soldati americani che nessuno voleva produrre e che è passato completamente inosservato al botteghino. Distribuito in Italia dalla Videa-CDE a partire dal 10 ottobre 2008, il film ha incassando appena 111.688 euro. E negli States non è andata molto meglio.
Una vittoria che la regista ha voluto dedicare, tra gli applausi e la commozione, a “tutti quegli uomini e quelle donne che portano la divisa”.

Come da previsioni, Jeff Bridges si è portato a casa l’Oscar per la migliore interpretazione maschile per Crazy Heart, vincitore anche perla Miglior canzone originale. E Sandra Bullock è stata riconosciuta come la Migliore Attrice per The Blind Side, ma anche come la peggiore (suo il Razzie Award, il premio pernacchia, per la peggior interpretazione in All About Steve). Una gran bella doppietta! I migliori non protagonisti, sono stati invece l’austriaco Christoph Waltz, per il ruolo del Colonnello Landa in Bastardi senza gloria e Mo’nique, la superstar extralarge di Precious. Sorpresa invece per l’Oscar al Miglior Film Straniero, dove l’argentino El Secreto de Sus ojos di Juan Cosé Campanella ha battuto i due superfavoriti Il nastro bianco di Michael Hanker e Il profeta di Jacques Audiard.


All’Italia è andata una sola statuetta, quella per la Miglior Fotografia di Avatar (vincitore anche dei premi per i Migliori Effetti Speciali e la Miglior Scenografia), consegnata al calabrese Mauro Fiore. Delusione invece per Aldo Signoretti e Vittorio Sodano, i truccatori che avevano trasformato Tony Servillo in Giulio Andreotti ne Il divo. Alla fine l’Oscar per il miglior make up è andato a Star Trek. Nulla di imprevisto, invece, per quanto riguarda il Miglior Film d’Animazione, Up, che si è portato via il premio anche per la Miglior Colonna Sonora.

Una serata all’insegna dei “B Movies”, nel senso più letterale del termine, dato che i vincitori delle principali categorie hanno il nome che inizia per B. B come Bigelow, Bullock e Bridges, una curiosa coincidenza. Sotto il profilo conduzione, non si è trattato di un evento particolarmente ricco di trovate. Steve Martin e Alec Baldwin sono apparsi poco e mai in modo memorabile, limitandosi a un paio di sketch divertenti, ma nulla di più. Hugh Jackman l’anno scorso aveva fatto molto meglio. Lanceremo a breve una raccolta firme perché torni sul palco del Kodak Theatre il prossimo anno.

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