Charlot e il suo successo… Con le donne - Prima parte

Mentre Gloria Swanson e i suoi colleghi americani davano feste da migliaia di dollari e facevano il bagno nello champagne, un minuto attore inglese dall’aria insolita si aggirava in quel di Hollywood. Andava spesso ai party degli altri senza averne mai dato uno e passava ore nello studio che si era fatto costruire nei dintorni del Sunset Boulevard a perfezionare ogni movimento del suo personaggio più celebre, il vagabondo Charlot. Di lui si diceva che fosse avaro, meticoloso e che avesse un debole per le donne, soprattutto per quelle molto giovani.

Nato da due entertainer di music hall che si separarono quando aveva solo un anno, Charles Chaplin iniziò a calcare le scene a soli cinque anni, sostituendosi alla madre malata. La sua infanzia trascorsa in assoluta povertà fu lenita in parte dal grande amore per lo spettacolo, che nel 1910 ricambiò il favore. La compagnia di cui Chaplin lavorava ormai stabilmente (e di cui fa parte anche Stan Laurel) va in tournée negli Stati Uniti. Da lì, il passo che lo portò a Hollywood fu molto breve. Come tutti quelli che arrivano al successo troppo in fretta, Chaplin era al centro di pettegolezzi e illazioni, ma ad attirare l’attenzione su di sé, più del suo talento, era il successo che aveva con le donne. Le attrici più celebri se lo litigavano ai party, e lui non disprezzava, anzi, cercava di non scontentare nessuna. Tra queste, c’era anche la showgirl Peggy Hopkins Joyce, una delle donne più facoltose del mondo, con cinque mariti alle spalle (tutti maledettamente ricchi) e gli alimenti di tre di loro come assicurazione sulla vita.

Arrivata a Hollywood da Parigi nel 1922, anno in cui gli scandali erano all’ordine del giorno, aveva lasciato in Europa pochi giorni prima un ragazzo che si era tolto la vita per lei. Ma il suo lutto fu breve come un battito di ciglia, e pochi giorni dopo il suo arrivo, Peggy si godeva una cena a lume di candela con Chaplin. “E’ vero che lei ce l’ha grosso come un cavallo?” esordì candidamente. E lui perse la testa per per quella biondina dall’ingenuità inconfutabile. Qualche giorno dopo Chaplin e Peggy si concedevano un soggiorno à deux sull’isola di Catalina, facendo il bagno nudi in una baietta al riparo da occhi indiscreti, almeno così credevano. Le foto che li ritraevano in atteggiamenti decisamente lascivi finirono sui giornali scandalistici dell’epoca e il loro soggiorno portò un tale scompiglio tra gli abitanti del luogo, che i caproni selvatici che popolavano l’isola furono soprannominati “Charlie”.

La loro storia non durò molto, ma fu decisamente intensa. La ricca donna di mondo e l’omino baciato dal talento furono una delle coppie più “calde” su cui spettegolare in quel periodo. Chaplin trovava la vita di Peggy un vaso colmo di esperienza da cui poter attingere per i suoi film. E proprio a lei si sipirò per molti degli episodi inseriti in A Woman in Paris (1923). Ma fu un caso che l’interesse di Charlie cadde su una sua coetanea (quando si sono conosciuti lui aveva trentatré anni, lei ventinove) dato che il suo sguardo veniva catturato quasi esclusivamente da ninfette adolescenti.

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