The Social Network e Rabbit Hole
The Social Network
(USA, 2010)
Regia: David Fincher
Categoria: Eventi speciali
Avere ventisei anni ed essere l’inventore del sito più visitato del mondo già non è cosa da poco. Vedere la propria vita rispecchiata in un film capolavoro di David Fincher è un altro bel traguardo. Succede a Mark Zuckerberg, padre putativo di Facebook, uno dei protagonisti del film evento che ha aperto la giornata di oggi al Festival di Roma (con una versione in italiano, poi “corretta” da un’imprevista riproposta in lingua originale a seguito dei fischi in sala). Era l’evento forse più atteso del Festival, e non ha deluso le aspettative. Ben lontano dall’essere un film sul fenomeno Facebook, a The Social Network e allo sceneggiatore Aaron Sorkin interessa indagare la pluripaternità di un progetto di improvviso e inarrestabile successo nel mondo dei new media. Per questo al centro della storia c’è la battaglia, legale e non, tra il pazzoide e scaltro Zuckerberg (Jesse Eisenberg, bravissimo), il suo amico Eduardo Saverin (Andrew Garfield), e i gemelli Winklevoss (Armie Hammer).
The Social Network non è una biografia e tutto sommato non è neppure un film sulle meraviglie di Internet: si tratta di un’impietosa storia sul potere distruttivo delle idee, su come le proprietà intellettuali siano il nuovo oro della società contemporanea, e su come il più scaltro debba riuscire a farle proprie e tenerle tali. Con un ritmo serratissimo, dialoghi impeccabili e una sceneggiatura semplicemente ottima, il nuovo film di Fincher vale da solo tutto il Festival.
Voto 9
Rabbit Hole
(USA, 2010)
Regia: John Cameron Mitchell
Categoria: In concorso
Attesa alle stelle per il ritorno del provocatorio Mitchell (Hedwig e Shortbus), qui alle prese con l’adattamento di un dramma teatrale di David Lindsay-Abaire, anche sceneggiatore del film. C’era anche da scoprire se Nicole Kidman fosse ancora in grado di recitare, e fortunatamente la risposta è affermativa. Suo il ruolo di una madre distrutta dalla perdita del figlio di quattro anni, insieme con il marito (Aaron Eckhart). Il film, pur ottimo nella sceneggiatura, ha un ritmo altalenante e finisce per ripetersi su più punti ed essere un po’ troppo criptico in altri. Peccato, perché c’erano le premesse per un film molto più che sufficiente.
Voto 6






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