Aquaman

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Aquaman

Nel tentativo costante di creare una degna alternativa al Marvel Cinematic Universe, e dopo i poco riusciti L’uomo d’acciaio, Batman v Superman: Dawn of Justice e una parziale ripresa con Suicide Squad e Wonder Woman, la DC ci riprova scommettendo sul suo personaggio meno noto, Aquaman, il supereroe creato nel 1941 da Paul Norris (disegni) e Mort Weisinger (testi). Ambientato temporalmente dopo gli eventi di Justice League, iniziamo a seguire la  sua storia nel 1985 quando Atlanna (Nicole Kidman), regina di Atlantide, fugge da un matrimonio combinato e incontra l’umano Thomas Curry, con il quale ha un figlio, Arthur. Salto. Siamo ai giorni nostri: Arthur Curry, abbandonato dalla madre in tenera età, è divenuto Aquaman (Jason Momoa) e viene contattato dalla principessa Mera (Amber Heard), che lo sprona a reclamare ciò che gli spetta di diritto: il trono di Atlantide. In caso contrario, il fratellastro di Arthur, Orm (Patrick Wilson), prenderà il controllo dei sette i regni oceanici e dichiarerà guerra al mondo in superficie. Arthur si troverà così a riscoprire una cultura da cui è sempre stato allontanato e dovrà mettersi alla ricerca del tridente d’oro, lo scettro del potere forgiato dal metallo di Poseidone che conferisce a chi lo possiede il diritto di regnare sui sette mari.



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Iniziamo subito col dire che più che un film di supereroi, Aquaman sembra un fantasy degli abissi, una sorta di Signore degli anelli marino che però non può contare sull’epicità e sulla cura per il dettaglio della trilogia di Peter Jackson. Tra re, regine, malvagi usurpatori del trono di Atlantide, riferimenti a Pinocchio, alla letteratura fantasy del ciclo arturiano, ai primi due Indiana Jones e a Blade Runner, la storia si fa largo a suon di mirabilie visive degne di un kolossal un po’ troppo fracassone.
È chiaro sin dalle prime inquadrature che, a una storia avvincente e ben costruita, il maestro dell’horror James Wan (Saw, Insidious, The Conjuring) preferisce il dinamismo e una sgargianteria volutamente eccessivi. Scelta visiva estremamente ambiziosa che funziona soprattutto negli inseguimenti e nei duelli, ma che nelle altre scene si fatica ad accettare. Molto interessante il concept visivo del regno di Atlantide, peccato che le creature marine che lo abitano siano state realizzate con una CGI piuttosto discutibile e che fa sembrare tutto estremamente posticcio. La mancanza di equilibri si avverte anche nella scrittura che risulta spesso forzata, con personaggi che hanno poco o nulla da dire, spiegoni à gogo e un Aquaman (a vestire gli squamosi panni del mezzosangue, il tamarrissimo Jason Momoa) sornione e spavaldo che spezza continuamente, con le sue battute, i toni solenni con i quali gli altri personaggi affrontano gli eventi.

Tutto nel film è volutamente esagerato, kitsch e spinto al massimo. Compresa la durata di quasi due ore e mezza. Una macchina spettacolare che ha il solo scopo di stupire continuamente senza approfondire nulla. Il risultato è un parziale buco nell’acqua. Ennesimo tentativo, mancato, di raggiungere la Marvel.

Voto 5

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Carolina Tocci

Giornalista freelance e blogger, un giorno le è venuta l'idea di aprire questo sito. Scrive di cinema e gossip e nel buio di una sala cinematografica si sente a casa.

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