Il paese delle spose infelici

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Come nel suo apprezzato corto Come a Cassano, il calcio è speranza di riscatto e riferimento quasi mitologico per i personaggi di Mezzapesa. Anche qui c’è un adolescente di estrazione proletaria, come si diceva un tempo, dotato di un’abilità eccezionale con il pallone e desideroso di emergere, in particolare di giocare nella Juventus, un giorno. Zazà, però, rischia di rovinare tutto per amore di Annalisa, la sposa infelice del titolo, rimasta vedova ancor prima del matrimonio.
Non si capisce come mai la ragazza, abbandonata a se stessa e vittima dei predatori sessuali della cittadina nel tarantino, abbia una dizione perfetta, quasi da consumata attrice teatrale, mentre gli altri parlano con accento di volta in volta barese, nord-barese, similfoggiano, murgiano. Ma Ozpetek con il suo Mine vaganti non era certo da meno, quanto a irrealistico plurilinguismo fintopugliese.



L’esordio nel lungometraggio di Pippo Mezzapesa, dopo una serie di notevoli cortometraggi e il medio Pinuccio Lovero, conferma il talento visivo del giovane regista bitontino, ma delude per la scarsa efficacia della recitazione degli attori e per l’inverosimiglianza di dialoghi e situazioni. Non bastano infatti i movimenti di macchina, a volte virtuosistici, né le sfumature di colore della fotografia, per realizzare un film convincente, quando la struttura narrativa è debole. Il film è piuttosto carente sul piano del ritmo e l’utilizzo nella colonna sonora di brani strumentali classicheggianti, con arrangiamenti di archi, fallisce nel conferire lirismo alle immagini.

Più riuscita l’idea di punteggiare il racconto con ripetuti ma fugaci riferimenti alla cultura pop degli anni Ottanta e Novanta, dalla videocassetta di Terminator, a cui i ragazzini protagonisti del film preferiscono un porno con Sbrodolina, alla canzone Scrivimi di Nino Buonocore, fino al Non è la rai di Boncompagni, fonte di turbamenti erotici ed esplicito invito al voyeurismo per almeno una generazione. Si può intuire come l’umorismo del film sia spesso greve, infantile e volgaruccio, legato alla spontaneità degli insulti, agli sfottò vernacolari, quando non all’ossessione per il sesso degli infoiati protagonisti, rappresentati nell’età degli sconvolgimenti ormonali. Non mancano disagio e violenza in questa provincia pugliese un pò scontata, ma almeno nel film di Mezzapesa, che sceglie di focalizzare la sua attenzione sulle difficoltà dell’adolescenza, con tanto di citazione truffautiana nella sequenza alle giostre, non si ha l’impressione, a differenza che in altri film ambientati in Puglia come Il passato è una terra straniera, che la regione si distingua soltanto per un tasso di criminalità da far invidia alla Colombia.

Voto 5

(a cura di Francesco Grieco)
www.binarioloco.it

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