Quella casa nel bosco

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Arriva in sala dopo due anni passati nel casssetto di qualche produttore non troppo intraprendente Quella casa nel bosco. E lo fa grazie al successo annunciato di The Avengers, il cui regista Joss Whedon è anche produttore e sceneggiatore di questo horror dalle infinite sorprese. Whedon è un profondo conoscitore di generi, appassionato soprattutto di fumetti e fantascienza, oltre ad essere un talento assolutamente versatile, in grado sia di ideare una delle serie televisive più seguite degli anni Novanta (Buffy l’ammazzavampiri) che di contribuire alla sceneggiatura di Toy Story. In Quella casa nel bosco Whedon lascia l’onere della regia a Drew Goddard, suo vecchio collaboratore televisivo (Lost) e autore di Cloverfield e si diverte a supervisionare un’opera tutt’altro che scontata.

Lo scenario è dei più classici: cinque giovani americani si preparano a un weekend in uno chalet immerso nei boschi. Anche i protagonisti rappresentano l’emblema dei cliché di tante pellicole horror, rasentando la superficialità: c’è il bellone sportivo, la sua ragazza bionda, svampita e facile, l’intellettuale gentiluomo, il buffone che è sempre strafatto e l’immancabile “verginella” del gruppo. Tutto sembra già visto. Invece no, perché pian piano che ci si addentra nella storia i cliché del genere crollano inesorabilmente, fino a dar vita a un progetto in cui lo spunto horror si trasforma in pretesto per far luce su tematiche ben più ampie. Assistiamo così alla dissacrazione totale di luoghi, situazioni ed eventi tipici di un film “di paura” con continui riferimenti ai maestri del genere, Carpenter in primis. Ma poi arriva il guizzo che fa cambiare repentinamente direzione alla storia, per arrivare alla conclusione con uno dei finali più citazionistici ed esagerati che si siano mai visti.

Il sovvertire e demolire continuamente le certezze di uno spettatore che va al cinema a vedere un film horror sapendo già cosa lo aspetta, diviene così lo snodo narrativo cruciale in cui la storia prende il sopravvento sull’aspettativa, ed è qui che i due autori si palesano con tutta la loro maestria. Ma Quella casa nel bosco va oltre, offrendo anche uno spunto di riflessione sul perché ci si diverta ad assistere a sanguinosi macelli di cui sono vittime dei personaggi vuoti e bidimensionali. Il cinema “guardone”, sembra essere dunque tornato alla ribalta e, proprio come nel recente The Hunger Games, anche nella pellicola di Goddard i giovani protagonisti vengono spinti a giocare al massacro per appagare il voyeurismo di uno o più crudeli demiurghi e, di riflesso, anche dello spettatore. Un paio di divertenti camei (che non sveliamo per non rovinarvi la sorpresa), come in ogni horror che si rispetti e tanta ironia, rendono Quella casa nel bosco un giro di boa all’interno di un genere tanto amato quanto commercialmente sfruttato come l’horror.

Voto 8

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Carolina Tocci

Giornalista freelance e blogger, un giorno le è venuta l'idea di aprire questo sito. Scrive di cinema e gossip e nel buio di una sala cinematografica si sente a casa.

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