Addio a Carlo Rambaldi, l’uomo del futuro

Di Carolina Tocci
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Fantasia, genialità e manualità. In altre parole meccatronica. Era questa l’arte in cui Carlo Rambaldi non temeva rivali. Nato come pittore e scultore, si era affacciato nel cinema italiano a metà degli anni Sessanta, lavorando a pellicole come Terrore nello spazio di Mario Bava e Profondo rosso di Dario Argento. Poi John Guillermin lo volle al suo fianco per realizzare il suo King Kong, che gli valse il suo primo Oscar, e da lì la sua carriera decollò. Ne vinse altri due dando corpo e vita all’extraterrestre E.T. e alle creature xenomorfe di Alien.

Si è spento ieri, Carlo Rambaldi, nella sua casa di Lamezia Terme dove viveva da dieci anni. Proverbiale il suo odio per il digitale, lui che i suoi personaggi li creava con gomma e carta pesta non si era mai rassegnato all’avvento degli effetti in CGI: “Il digitale costa circa otto volte più della meccatronica”, sosteneva. “E.T. è costato un milione di dollari, l’abbiamo realizzato in tre mesi. Nel film ci sono circa centoventi inquadrature. Se ora volessimo realizzare la stessa cosa con il computer ci vorrebbero almeno 200 persone per un minimo di cinque mesi”.



Rambaldi e i suoi Monsters & Co.

Per realizzare King Kong, Rambaldi aveva trascorso diversi giorni nel giardino zoologico di San Diego. L’animazione doveva infatti riprodurre la mimica facciale degli animali ed avere una mobilità quasi umana, per sembrare reale e contemporaneamente commuovere il pubblico. King Kong, alto quindici metri, aveva uno scheletro meccanico e il rivestimento esterno in crine di cavallo (4 quintali): per animarlo sono state necessarie dodici persone, una delle quali posta all’interno.

La testa di Alien, l’alieno del film di Ridley Scott (1979), è stata realizzato da Carlo Rambaldi con una struttura in poliuretano soffice e lana di vetro, capace di dare libertà di movimento alla particolare anatomia del volto. Ne sono state realizzate tre versioni : due meccaniche per i primi piani e una leggera per i campi lunghi.

Per realizzare il primo modellino in creta di E.T., Carlo Rambaldi si era ispirato al collo lungo e sottile di una figura femminile, che aveva dipinto nel 1952 (Donne del Delta). Le altre caratteristiche del volto sono nate invece dall’osservazione dei gatti himalaiani. Dalla creta sono nati gli stampi  per creare i tessuti muscolari esterni al personaggio. L’animazione finale, con ottantacinque punti di movimento controllati da dieci operatori esterni, è stata realizzata in quattro versioni: per i primi piani, i mezzi primi piani, le inquadrature medie e i campi lunghi.

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Carolina Tocci

Giornalista freelance e blogger, un giorno le è venuta l'idea di aprire questo sito. Scrive di cinema e gossip e nel buio di una sala cinematografica si sente a casa.

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