Dead Man Down – Il sapore della vendetta

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Inutile girarci troppo intorno. Ci sono solo due modi di girare un film noir, quello giusto e quello sbagliato.
Niels Arden Oplev (Uomini che odiano le donne) per la sua prima trasferta americana sceglie il secondo e infarcisce questa sconclusionata storia di vendetta e redenzione dei peggiori stereotipi del genere.
Quindi abbiamo l’attore che mai ti verrebbe in mente di veder recitare nel ruolo di un ingegnere dall’oscuro passato in cerca di vendetta (Colin Farrell) interpretare il ruolo di un ingegnere dall’oscuro passato in cerca di vendetta e una femme fatale (Noomi Rapace) – giustamente francese – sfregiata quel tanto che basta a darle una patina di tormento. Anche lei è in cerca di vendetta. Mentre ambiscono al riscatto, i due trovano anche il modo d’innamorarsi, perché cos’è un noir senza una storia d’amore?

In mezzo a tutto questo c’è una trama che non riesce ad appassionare mai, per nessuno degli interminabili 117 minuti di durata del film, dialoghi privi di qualsiasi forma di logica o mordente e una serie infinita di sguardi contriti, come a suggerire di continuo il tormento interiore di cui sono vittime i protagonisti.
E se non fosse abbastanza, a pochi minuti dalla fine, l’eroe fa irruzione nell’appartamento del cattivo a bordo di un’auto. Senza alcun motivo. Così, giusto per sfasciare una macchina che tanto i produttori ormai hanno pagato e magari qualche fan di Mission Impossible è felice.

Dead Man Down è, in definitiva, un film che irrita e che fa male.
Irrita perché il cast è notevole e assolutamente sprecato. In un paio di scene si ha addirittura l’impressione che Isabelle Huppert alzi gli occhi al cielo ricordando mesta i set di Michael Haneke.
E fa male perché il noir è una cosa seria e come tale va trattato. Nessuno si aspetta che esca un Carlito’s Way ogni due mesi, ma non si può nemmeno imbastire una storia di vendetta all’acqua di rose sperando che la star di turno e il direttore della fotografia di Micheal Mann (Paul Cameron) facciano il miracolo. Anche la regia è in linea col resto. Non c’è un solo guizzo, un movimento di macchina da presa che sia uno che riesca a distrarti per un attimo dalla fastidiosa sensazione di star assistendo a un TV movie di terza serata.
E poi – adesso chiunque abbia intenzione di vedere questo film indipendentemente da quanto ne sto scrivendo male è pregato di smettere di leggere – qualcuno dovrebbe spiegare a Niels Arden Oplev che se è vero che ci sono solo due modi di girare un film noir, è altrettanto vero che c’è un unico modo per farli finire. Male. In altre parole l’eroe alla fine deve morire.
Ecco. Dead Man Down è un noir talmente brutto che non gli riesce neanche di finire male.

Voto: 3

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Fabio Giusti

Da sempre convinto che, durante la proiezione di un film, nulla di brutto possa accadere, ha un passato da sceneggiatore, copywriter e altre prescindibili attività. A parte vedere film fa ben poco.

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