In Italia manca l’idea di Cinema come industria culturale

Di Redazione
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“Il cinema e i cinema del prossimo futuro” è il tema affrontato oggi nel convegno promosso dall’Anec, Associazione Nazionale Esercenti Cinema, al quale hanno partecipato rappresentanti delle istituzioni nazionali, regionali e locali ed esponenti del mondo cinematografico italiano ed europeo.

Nella sua relazione introduttiva, il presidente dell’Anec, Lionello Cerri, ha individuato proposte per il futuro, dopo aver fatto un’analisi del quadro attuale e dei relativi problemi, tra i quali, la continua erosione del Fondo unico per lo spettacolo, il fortissimo aumento dell’imposizione fiscale a livello nazionale e locale, e la pirateria.



Da considerare anche il processo di digitalizzazione non ancora completato: attualmente gli schermi digitalizzati sono 2.417, cioè il 61% del totale, mentre si avvicina il termine del 31 dicembre prossimo che dovrebbe segnare la fine delle proiezioni in pellicola. Guardando al futuro Cerri ha puntato l’attenzione sul ruolo del cinema come industria culturale. In altri Paesi la caratteristica industriale del cinema ha trovato piena affermazione e riconoscimento, mentre in Italia questo è avvenuto solo in parte o solo per alcuni periodi storici. All’interno dell’industria cinema la sala rappresenta un centro di formazione dell’identità sociale e culturale di una comunità, luogo fondamentale di aggregazione sul territorio e culmine di un processo industriale dove la proposta incontra il pubblico.

Per garantire un futuro alle strutture cinematografiche, e quindi al cinema nel suo complesso, è necessario l’impegno degli esercenti e delle istituzioni. Gli esercenti faranno la loro parte applicando energie e risorse in ogni progetto e occasione di rilancio, dall’aggiornamento professionale alle iniziative di promozione e collegamento con i diversi pubblici; imprescindibile potenziare la collaborazione all’interno della filiera audiovisiva, ma anche con realtà esterne al settore con le quali condividere esperienze e sinergie.

Il cinema, ha concluso il presidente dell’Anec, è parte integrante del Sistema Cultura Italiano e pertanto si chiede alle istituzioni – Stato, Regioni, Enti locali – un cambio di passo riconoscendo il ruolo propulsore del settore attraverso misure organiche, in particolare con agevolazioni e contributi non solo per le innovazioni tecnologiche, ma anche per la gestione, e con investimenti non solo nelle strutture, ma anche nelle risorse umane, sviluppando professionalita’ e ponendo una maggiore attenzione per le giovani generazioni.

Nel fare il quadro della situazione attuale del settore il presidente dell’Anec ha preso in considerazione alcuni dati: per quanto riguarda il numero di sale sono 712 i cinema che hanno chiuso in Italia dal 2003 al 2012, per lo più monosale cittadine, a fronte di 133 complessi aperti. In termini di schermi il saldo è invece positivo: chiusi 850 schermi e aperti 1.118. Nello stesso periodo il numero di biglietti venduti nei cinema si è mediamente attestato intorno ai 110 milioni, toccando la punta massima nel 2010 con 120 milioni, ma con un calo nell’ultimo biennio, arrivando nel 2012 a 102,6 milioni. Stabile la situazione nel 2013: secondo i dati Cinetel, da gennaio al 20 ottobre i biglietti staccati hanno visto un incremento dell’1,08% rispetto all’analogo periodo del 2012. Il prezzo medio del biglietto è aumentato negli ultimi dieci anni del 9,84%, molto meno rispetto al tasso di inflazione salito del 22,8%.

(Asca, 22 ottobre 2013)

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