Le leggi del desiderio

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Curioso come, nel giro di appena una settimana, ci si trovi a scrivere di due opere terze di registi italiani entrambi impegnati a scrivere, dirigere e interpretare. Figure diametralmente opposte nel panorama cinematografico italiano che con i loro lavori tentano, chi in un modo chi in un altro, di raccontare la crisi economica (ma anche psicologica e degli affetti) e i danni da essa causati. Il primo è Edoardo Leo, che con Noi e la Giulia affronta il tema da varie angolazioni (l’agriturismo come utopia per reinventarsi un lavoro, insoddisfacente o addirittura mancante, l’importanza dei diritti del lavoratore che la crisi sembra aver definitivamente calpestato, portati avanti dal personaggio di Claudio Amendola e il problema occupazionale nel meridione, dove la malavita locale fa proseliti tra più e meno giovani). L’altro è Silvio Muccino. Il piccolo di casa ce la sta mettendo proprio tutta per farsi notare e, a quattro anni da Parlami d’amore, si è imbarcato di nuovo in una storia in cui passione e desiderio rappresentano i due fuochi di un ellisse che abbraccia anche il suo essere attore.

Partendo dall’assunto secondo cui il desiderio rappresenta il motore dell’esistenza di ciascun individuo, ne Le leggi del desiderio si fa crescere i capelli, si veste da hippie ripulito che vive in una vecchia casa al centro di Roma con pavimenti antichi, frigo vintage e i mobili necessari e diventa Giovanni Canton, coach motivazionale sicuro di sé che insegna alla gente come realizzare i propri sogni, semplicemente facendogli cambiare atteggiamento nei confronti della vita. Per lui il lusso, il potere, il successo e l’amore sono obbiettivi racchiusi in un formulario utilizzabile attraverso modifiche basilari dell’esistenza di ciascun individuo. Dovrà dimostrare di non essere un ciarlatano, portando alla realizzazione tre persone: Luciana (Carla Signoris), scrittrice di libri erotici che non ha mai avuto il coraggio di confessare la sua personalità nascosta, Ernesto (Maurizio Mattioli), disperato e tenace disoccupato sessantenne che vuole lavorare ad ogni costo e Matilde (Nicole Grimaudo) affascinante e insicura editor innamorata dell’uomo sbagliato.

Anche Le leggi del desiderio (scritto insieme a Carla Vangelista) se lo si guarda da una certa prospettiva, parla di crisi, tanto economica quanto delle coscienze collettive o, se si scende più nel particolare, di individui che si autoposizionano ai margini della società benché alla ricerca di un posto nel mondo. Ma mentre nel film di Leo la vena ironica e dissacrante pervade ogni aspetto della storia, in quello di Muccino è tutto troppo pretenzioso per funzionare. In particolar modo personaggio che Silvio ha ritenuto opportuno poggiare su di sé: come trainer motivazionale malinconico è davvero poco credibile, non tanto perché cerca di imitare nemmeno tanto velatamente il Tom Cruise di Magnolia (ma per favore, di che cosa stiamo parlando?), quanto perché il suo personaggio ha uno sviluppo scontato e ai limiti del credibile. A fronte di questo problema strutturale, il resto del cast (principalmente quello femminile) ce la mette tutta per risollevare le sorti di una storia che non sembra voler mostrare nulla che non sia stato immaginato ben prima che accada.
Persino le capriole della brava Nicole Grimaudo non sono sufficienti a trascinare volentieri chi guarda in  una vicenda tanto ingenua e priva di ogni benché minima, semplice complessità.

Voto 4,5

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Carolina Tocci

Giornalista freelance e blogger, un giorno le è venuta l'idea di aprire questo sito. Scrive di cinema e gossip e nel buio di una sala cinematografica si sente a casa.

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