Filmstudio mon amour – La recensione dal Festival di Roma

Di Carolina Tocci
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Scheda
(Italia, 2015)
Uscita: –
Regia: Toni D’Angelo
Con: Armando Leone, Toni D’Angelo, Nanni Moretti
Durata: 1 ora e 8 minuti
Distribuzione:

C’è un aggettivo che non abbandona mai la mente durante la visione di Filmstudio Mon Amour, il doc di Toni D’Angelo presentato alla decima edizione della Festa del Cinema di Roma sul noto cineclub romano, ed è “nostalgico”. Col cinema c’entra in modo indiretto perché la nostalgia non è tanto nei confronti del luogo nato nell’ottobre del 1967, sviluppatosi negli anni a venire e tutt’ora esistente, quanto per le condizioni sociali e culturali che hanno fatto sì che in quel preciso momento storico ai cittadini romani e non solo, venisse data l’occasione di ampliare i loro orizzonti cinematografici con opere che non venivano distribuite nei circuiti tradizionali. Ma nello storico cineclub fondato da Americo Sbardella e Annabella Miscuglio non c’erano solo proiezioni: il Filmstudio era un luogo per dibattere, per conoscere e per conoscersi, in cui si poteva poi assistere alle prove del Living Theatre e dove sono passate le opere di Bernardo Bertolucci (che era un habitué), Jean-Luc Godard, Michelangelo Antonioni, Glauber Rocha, Fernando Solanas, Pasolini, Eric Rohmer e Robert Kramer.



Ed è curioso che a realizzare questo “doc della memoria” sia stato un giovane regista che non era neanche nato nei tempi in cui la mitica porta scorrevole del Filmstudio si apriva a una Roma curiosa e politicamente fervida, quando le rivendicazioni, i movimenti e le contestazioni, erano divenuti parte integrante dell’espressione creativa e il cineclub era meta obbligata delle peregrinazioni notturne sia della “gente di cinema” sia dei semplici appassionati in cerca di qualcosa di diverso. Toni D’Angelo (L’innocenza di Clara), Classe 1979, napoletano, figlio del musicista Nino, ha conosciuto il Filmstudio negli anni Duemila, grazie a uno degli storici collaboratori della sala, Armando Leone che, permettendogli di curiosare tra gli scaffali e gli scatoloni dell’archivio, gli ha svelato i tesori di quel cinema nascosto e sotterraneo in quel buio vicolo di Trastevere.

Scegliendo di raccontare anche gli avvenimenti storici che hanno dato il la alla fondazione del Filmstudio, D’Angelo (la voce fuori campo che accompagna il film è la sua, ma quella di un attore professionista ci sarebbe stata meglio) utilizza le interviste a Jonas Mekas, Moretti, Verdone ai Taviani e ai tanti autori che hanno conosciuto e frequentato quel luogo, alternandole a materiali di repertorio, in un viaggio che tocca gli aspetti più disparati del fare arte e getta le basi per un’interessante riflessione sullo stato attuale del nostro cinema e sui circuiti distributivi. Offre poi un certo conforto sapere che, in un periodo storico in cui i luoghi di incontro culturale rappresentano sempre più una specie in via d’estinzione, il Filmstudio sia ancora lì, in via degli Orti d’Alibert 1 C, a proporre le sue rassegne off e i suoi film d’autore.

Voto 6,5

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Carolina Tocci

Giornalista freelance e blogger, un giorno le è venuta l'idea di aprire questo sito. Scrive di cinema e gossip e nel buio di una sala cinematografica si sente a casa.

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