Gli ultimi saranno ultimi

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Il salto di Massimiliano Bruno dalla commedia (Nessuno mi può giudicare, Viva l’Italia, Confusi e felici) al dramma passa per questa storia, la sua migliore fino a questo momento, che racconta con piglio crudo e toccante le vicende di due “ultimi”. Molto diverso dallo spettacolo teatrale da cui è tratto, scritto dallo stesso Bruno e in cui Paola Cortellesi dava vita a tutti i personaggi, Gli ultimi saranno ultimi arriva al cinema con la stessa dirompente energia che si porta dietro la sua protagonista, Luciana Colacci. Una donna comune, con un lavoro malpagato in una fabbrica di Anguillara, che non ha ambizioni se non quella di mettere su famiglia con suo marito Stefano (Alessandro Gassmann) e di mantenere il suo posto di lavoro, squallido ma dignitoso. L’universo di Luciana inizia a crollare quando l’azienda per cui lavora non le rinnova il contratto dopo aver saputo che la donna aspetta un bambino. Parallelamente alla storia di Luciana, seguiamo quella di un altro ultimo, il poliziotto veneto Antonio Zanzotto (Fabrizio Bentivoglio), trasferito con disonore per un fattaccio avvenuto mentre era in servizio.



In una battuta piuttosto emblematica, il Michael Douglas/William Foster protagonista di Un giorno di ordinaria follia di Joel Schumacher pronunciava queste parole: “Ho superato il punto di non ritorno. Sai qual è? È il punto in cui, in un viaggio, è più conveniente proseguire che tornare indietro”. Certo Anguillara non è Los Angeles ma la parabola discendente che accompagna Douglas, la Cortellesi e i rispettivi personaggi ha più di una similitudine e inizia per entrambi con la perdita del lavoro, anche se è la mancanza del sostegno emotivo che li farà crollare definitivamente. Così Luciana, fino a quel momento invisibile e sottomessa ad una comunità sempre più prepotente (non come quella testa calda di suo padre, Marione, sindacalista infervorato), si trasforma: “Non sono matta, sono solo stanca” dirà ad un certo punto.

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Ma non c’è solo la perdita del lavoro e l’incertezza per quello che verrà: un ulteriore tassello dello sgretolamento della società italiana che Bruno porta così bruscamente alla ribalta è rappresentato da un altro protagonista, silenzioso e terribile, che aleggia come uno spettro tra le case del paese in cui è ambientata la vicenda, un borgo antico, idilliaco solo in apparenza, deturpato dalle antenne e invaso dall’inquinamento elettromagnetico. La Chiesa raggiunge ogni pecorella smarrita del piccolo centro abitato con la sua sacra invadenza, la stessa che consente di ascoltare la santa messa dal citofono o alzando la tazza del water.

Dirige con mano salda Massimiliano Bruno, farcendo la vicenda con tanti elementi tragicomici sorretti da dialoghi di una semplicità e di una immediatezza davvero rari. Il risultato è un’opera pensata e scritta (da Bruno, Cortellesi, Furio Andreotti e Gianni Corsi) con un profondo senso civile e tanta umanità. Standing ovation per Paola Cortellesi, ormai in grado di coprire ogni registro con la sua versatilità, molto ben assortito il resto del cast: da Alessandro Gassmann a Fabrizio Bentivoglio, da Irma Carolina Di Monte parrucchiera sudamericana con sorpresa a Maria Di Biase, collega di Zanzotto e anche lei dolcissima ultima. Tutto funziona, almeno fino ad un epilogo eccessivamente teso e in cui accade decisamente troppo. Ma Gli ultimi saranno ultimi rimane un film forte e appassionato, un pugno ben assestato alla bocca dello stomaco.

Voto 7

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Carolina Tocci

Giornalista freelance e blogger, un giorno le è venuta l'idea di aprire questo sito. Scrive di cinema e gossip e nel buio di una sala cinematografica si sente a casa.

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