Whisky Tango Foxtrot

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Whisky Tango Foxtrot

In gergo militare Whisky Tango Foxtrot sta per “what the fuck” colorita espressione anglofona atta a denotare stupore verso qualsiasi situazione che si riveli diversa da come la si immaginava.
In questo caso lo stupore è quello della giornalista televisiva Kim Baker (Tina Fey) passata, nel giro di pochi di giorni, dal basso profilo di un lavoro d’ufficio al ben più rischioso ruolo di corrispondente di guerra a Kabul, in Afghanistan.
Costretta a vivere insieme ad altri giornalisti in uno dei quartieri più malfamati della città, Kim fa amicizia con la corrispondente australiana Tanya (Margot Robbie) e col fotografo freelance Iain (Martin Freeman) e, quello che doveva essere un incarico di soli tre mesi accettato controvoglia, finisce con il diventare il lavoro di anni.
All’iniziale paura per una realtà così diversa da quella a cui la donna era abituata si sostituisce ben presto una comprensione sempre maggiore delle dinamiche umane e sociali che vengono a instaurarsi in una zona di guerra.



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Tratto dal libro di memorie della stessa Kim Barker (il cognome non sembri un refuso, nella trasposizione cinematografica si è infatti persa una erre) The Taliban Shuffle: Strange Days in Afghanistan and Pakistan, Whisky Tango Foxtrot tecnicamente è una dramedy in cui il tema della guerra e dello scontro tra culture differenti viene approcciato con il tono leggero che ha già contraddistinto le precedenti opere di Glenn Ficarra e John Requa: i notevoli Colpo di fulmine – Il mago della truffa, Crazy, Stupid, Love e il meno riuscito Focus – Niente è come sembra dello scorso anno.
Ora, la difficoltà di inserire la pellicola in un genere ben definito è stata addotta da parte della critica come una delle possibili ragioni del suo scarso successo al botteghino americano. Oltre ad alcune indiscutibili similitudini tematiche con il recente Rock The Kasbah, altro bel fiasco in termini di box office.
Se però la critica ascrivibile al genere è facilmente smontabile anche solo citando l’altrettanto recente Perfect Day (senza per forza tirare in ballo M*A*S*H) a esempio di come commedia e war movie possano essere ibridati con risultati più che pregevoli, la differenza sostanziale tra il film di Barry Levinson e Whisky Tango Foxtrot è invece di natura squisitamente qualitativa.
In altre parole quest’ultimo è, a dispetto dell’accoglienza in patria, un buon film.
Nulla per cui strapparsi i capelli, per carità, ma il passaggio di Tina Fey (coinvolta anche nella produzione) dalla comicità tout court a una forma di commedia dai risvolti più amari risulta piacevole nel suo interrogarsi sui limiti etici del giornalismo di guerra senza mai esagerare né in retorica né in pistolotti terzomondisti che sarebbero stati oggettivamente fuori luogo.

Ficarra e Requa, di loro, ci mettono uno stile visivo che si destreggia abilmente tra la commedia romantica e, laddove la storia lo richiede, il documentario.
Memori del loro passato – suvvia, sono pur sempre gli autori dello script di Babbo Bastardo – sottolineano inoltre i lati meno politicamente corretti della storia (lo scambio di battute tra Margot Robbie e Tina Fey su come una donna bruttina, a Kabul, veda incrementarsi considerevolmente il proprio coefficiente di fascino, ad esempio, è gustosissima) e dirigono assai bene un cast eterogeneo che, oltra ai protagonisti, vanta tra le file dei comprimari due irresistibili outsider come Alfred Molina e Billy Bob Thornton nei panni, rispettivamente, di un Primo Ministro afghano molto poco rispettoso delle tradizioni e di un ruvido generale dei Marine.
Completa il quadro poi una colonna sonora assolutamente atipica per un film del genere, composta quasi interamente di ballate indie – si va da Iron & Wine a Cat Power passando per Sufjan Stevens – che hanno il compito di spostare considerevolmente l’asse del delicato equilibrio tra film di guerra e romantic comedy più verso quest’ultima.

Voto 6,5

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Fabio Giusti

Da sempre convinto che, durante la proiezione di un film, nulla di brutto possa accadere, ha un passato da sceneggiatore, copywriter e altre prescindibili attività. A parte vedere film fa ben poco.

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