Meryl incanta Roma

Di Carolina Tocci
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Finalmente è arrivata! C’è anche Meryl Streep al Festival di Roma, per presentare la commedia di Norah Ephron, Julie & Julia e per ricevere il Marc’Aurelio d’Oro alla carriera. Radiosa, sensibile, ironica, e dotata di una semplicità che spiazza, l’attrice ci ha sorpresi di nuovo interpretando un personaggio incantevole e diverso da tutti quelli che le sono appartenuti fino ad ora. Ancora una volta Meryl è la protagonista di una vicenda tutta al femminile, insieme con Amy Adams. Julie & Julia mescola due vite, portandole avanti in parallelo: Meryl Streep è la celebre chef, scrittrice e conduttrice TV Julia Child, mentre Amy Adams è Julie Powell, un’impiegata newyorchese che dal 2002 al 2003 lanciò un blog e successivamente un libro, sull’esperienza di 365 giorni trascorsi a cucinare le 524 ricette pubblicate nel 1961 dal best seller di Julia Child, Mastering the Art of French Cooking.

La passione per il cibo e per l’arte culinaria lega le storie di queste due donne, utilizzandole come strumento per superare i momenti difficili che la vita ha in serbo. Il film, scritto e diretto con tatto e ironia dalla sceneggiatrice di Harry ti presento Sally, ha nell’interpretazione della Streep il suo epicentro, attorno al quale girano come satelliti gli altri attori (tra i quali spicca un talentuoso Stanley Tucci). Questa mattina, all’incontro con la stampa, Meryl ha dimostrato ancora una volta di essere una donna con i piedi ben piantati in terra. Sarà questo il segreto del suo successo?



Mi limito a dire grazie. Mia mamma mi ha educata molto bene… Ricevere complimenti non influisce più di tanto sulla mia vita di tutti i giorni, perché so benissimo di avere dei difetti, sia come attrice che come madre che come donna. Ciò che mi interessa di più nel mio lavoro è la fragilità umana. E’ questo l’aspetto dell’essere attori che più mi incuriosisce, esplorare ciò che non è perfetto. Anche in personaggi apparentemente semplici come quello di Julie & Julia, in cui interpreto una donna che è sempre molto felice“.

In pratica si tratta di capire come si riesca a combinare una carriera come la mia all’essere mamma. E il primo ingrediente è sicuramente un buon marito. Io l’ho trovato trentuno anni fa, sono stata molto fortunata. Poi ci vuole molta energia, e bisogna essere molto organizzati. A volte mi senmbra di essere stata alla direzione di un’azienda, anche se in realtà non è accaduto“.

Non avrei mai scritto io quella lettera, perché riconosco di essere stata molto fortunata, sia nel mio lavoro che nella vita privata. Sicuramente ci sono alcune carriere che vanno avanti puntando tutto sulla bellezza. Io, da attrice, non mi sono mai focalizzata su questo aspetto, ma sulla versatilità. Per questo potrei interpretare un uomo, come una donna; qualcuno vecchio e grasso o qualcun altro giovane e magro. Penso a me stessa come a qualcosa di estremamente malleabile. Io ho due figlie, entrambe sono attrici. Posso immaginare la preoccupazione di questa donna che ha scritto la lettera, perché il nostro lavoro è cambiato molto dagli anni Settanta, quando ho iniziato la mia carriera, a oggi. Ora le ragazze devono essere magre per essere belle, e questa specie di ossessione le deconcentra dal loro essere attrici. Tutti i personaggi meritano di essere interpretati, non solo le belle donne, anche quelle vecchie, brutte e grasse. Per quanto mi riguarda, sono orgogliosa del fatto che le mie figlie vogliano fare questo lavoro, ma allo stesso tempo sono preoccupata. Quando le critiche non riguardano il lavoro che fai, ma il modo in cui appari, è difficile metterle da parte, soprattutto se non sei preparato. Non ho mai detto alle mie figlie di non diventare attrici, perché credo sia una professione splendida, e sono così grata a un mestiere che mi lascia esprimere ciò che ho dentro“.

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Carolina Tocci

Giornalista freelance e blogger, un giorno le è venuta l'idea di aprire questo sito. Scrive di cinema e gossip e nel buio di una sala cinematografica si sente a casa.

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