Visti a Roma: Studio Ghibli superstar

The Borrower Arrietty
(Giappone, 2010)
Regia: Hiromasa Yonebayashi
Categoria: Fuori concorso

Punto clou della larga retrospettiva dedicata da Roma 2010 allo Studio Ghibli, fucina di capolavori firmati Hayao Miyazaki, Isao Takahata e non solo. E’ Hiromasa Yonebayashi, già animatore de La Città Incantata, a dirigire questa splendida storia che come spesso accade per la casa di Totoro è ispirata a dei racconti occidentali: The Borrowers, di Mary Norton. Curiosamente, la storia era già arrivata al cinema nel 1997 con un film live action con John Goodman. La versione Ghibli è molto diversa, ovviamente: la storia viene spostata al Giappone moderno, e si concentra sulla quattordicenne Arrietty: la ragazza vive con i genitori sotto un pavimento, perché è alta poco più di un pollice. Come sempre ha fatto la sua gente, Arrietty “prende in prestito” oggetti di uso comune agli esseri umani, riadattandoli alle proprie dimensioni. Naturalmente, i Borrower non devono entrare in contato con gli abitanti della casa in cui dimorano. Ma un giorno Arrietty entra in contatto con Sho, un essere umano, e suo padre capisce che è giunto il momento di andarsene.

Storia di amicizia e differenze, The Borrower Arrietty è colmo della poetica di Miyazaki pur non essendone figlio diretto. Il Maestro ha supervisionato l’intero progetto, al quale pensava da anni, infondendogli tutti i propri topoi: l’amore per la natura, la forza dell’amicizia, una protagonista femminile positiva e forte. Il risultato è un nuovo gioiello per lo Studio Ghibli, che di tanto in tanto pecca nel ritmo e che di certo non raggiunge le vette di eccellenza made in Miyazaki o Takahata, ma pone le basi per una nuova generazione di geni dell’animazione.

Voto 8

 

Waiting for Superman
(USA, 2010)
Regia: Davis Guggenheim
Categoria: Alice nella città - Extra

Un documentario shockante dal premio Oscar Guggenheim, che ci porta alla scoperta di una verità che molti di noi ignorano: la situazione disastrosa della scuola pubblica in USA. Solamente chi può permettersi di pagare le rette di una scuola privata è in grado di offrire un futuro ai propri figli, mentre più della metà degli iscritti ai licei pubblici non arriva al diploma. Un sistema immobile e che attende riforme da decenni rende la situazione semplicemente insostenibile per tutte le famiglie indigenti: Guggenheim ci racconta il tutto arricchendolo di esperienze e fatti, realizzando un’inchiesta che merita tutta la nostra attenzione.

Voto 8

 

Kill Me Please
(Belgio, 2010)
Regia: Olias Barco
Categoria: In concorso

Già acclamato da molti come possibile vincitore, il film di Olias Barco è quanto di più acido si sia visto in questo Festival. La storia è quella del Dottor Kruger, direttore di una clinica “segreta” in Belgio che offre assistenza alle persone che decidono di suicidarsi. Nessuno deve sapere che la clinica esiste, ma lo Stato sovvenziona l’opera di Kruger perché il suicidio è incredibilmente dispendioso per la nazione. Il plot è bizzarro, ma ciò che si vede nel film di Barco è un campionario di umanità al limite: vogliono morire, la clinica tenta di dare loro supporto psichiatrico, ma quialora non ci sia niente da fare offre loro una fine dignitosa. Kill Me Please fa pensare e sorridere, con uno humour nero che era davvero ciò che serviva a questo Festival.

Voto 8

 

Haevnen - In A Better World
(Danimarca, 2010)
Regia: Susanne Bier
Categoria: In concorso

Un film che ha fatto discutere, quello di Bier. La pupilla di Lars Von Trier narra una storia divisa tra Sudan e Nord Europa: da una parte un campo medico con uno psicopatico che rende la situazione ancora più tremenda, dall’altra una realtà di periferia con una scuola immersa nella violenza. Grandi attori, crudezza, persino una polemica con il Sudan che ha accusato il film di antislamismo. Sicuramente il film più crudo di questo Festival, e per questo seriamente candidato alla vittoria.

Voto 7

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