Lo stravagante mondo di Greenberg

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Per la serie meglio tardi che mai, finalmente arriva anche da noi l’ultimo film diretto dallo stravagante Noah Baumbach (Il calamaro e la balena, Il matrimonio di mia sorella), regista e sceneggiatore (suoi gli script de Le avventure acquatiche di Steve Zissou e di Fantastic Mr. Fox) affermatosi nel panorama dei “quirky indie dramedies”, ossia pellicole non convenzionali che strizzano l’occhio tanto alla commedia quanto al dramma. Lo stravagante mondo di Greenberg è stato presentato al Festival di Berlino nel febbraio 2010, e a marzo è uscito negli States. Da noi arriva adesso, con oltre un anno di ritardo.



La storia che racconta è quella di Roger Greenberg (Ben Stiller), quarantenne ex musicista in crisi che vuole ricostruire la sua vita dopo aver trascorso un periodo di tempo in una clinica per curare la sua depressione. Quando il suo ricco fratello parte per un viaggio e gli chiede di tornare a Los Angeles per tenere d’occhio il suo cane, Roger accetta. Ritroverà il suo vecchio amico Ivan (Rhys Ifans) e la sua ex fidanzata Beth (Jennifer Jason Leigh, che ha co-firmato la sceneggiatura insieme con il marito Noah Baumbach). E poi incontrerà Florence (Greta Gerwig), la giovane assistente del fratello che lo aiuta nelle faccende domestiche. Tra loro nascerà un rapporto intenso e particolare.

Non fatevi trarre in inganno dalla presenza di Ben Stiller, il cui volto è ormai sinonimo di risate. In Greenberg Stiller è alle prese con il ruolo più difficile della sua carriera, quello di un uomo che a quarant’anni suonati deve ancora imparare a conoscere se stesso e a conviverci. La sua solitudine, il suo fuggire di proposito ogni impegno (a chi gli chiede di cosa si occupa, risponde con candore “sto cercando di non fare nulla”) descrive bene l’esistenza marginale che vive il suo Greenberg, e spiega il motivo della sua strana relazione con Florence, altro personaggio borderline. Lo stravagante mondo di Greenberg è un film coraggioso che odora di cinema indipendente sin dalla prima annusata, difficilmente incasellabile in un genere e quindi commercialmente difficile da piazzare. L’attenzione di Baumbach si concentra su quei momenti intimi e privati che il cinema tradizionale bandisce a priori, quei momenti che fanno pronunciare agli spettatori una frase temutissima dagli autori: “ma in questo film non succede niente!”. Scene che in un qualunque altra pellicola sarebbero definite di raccordo, ma che in Greenberg hanno guadagnato la ribalta. Non ci ha convinti la scelta di utilizzare Ben Stiller come protagonista (e in effetti il suo ruolo in un primo momento doveva andare a Mark Ruffalo). Siamo da sempre stati abituati a vederlo nei panni di un personaggio debole e passivo, ma che ad un certo punto della storia, si svegliava e combinava un gran casino (Zoolander, Tutti pazzi per Mary, Tropic Thunder, Una notte al museo). Qui invece, la sua apatia e la sua depressione non guariscono. Baumbach ci lascia una speranza, forse dopo che i titoli di coda finiscono di scorrere, che Greenberg combini quel casino, ora che ha trovato un ottimo motivo per uscire dallo stato di transizione in cui si trova. Ma possiamo solo immaginarlo. Perfetta, invece, Greta Gerwig, vista recentemente in Amici, amanti e… nei panni di una delle coinquiline di Natalie Portman. Non dimenticatevi il suo nome, ne sentiremo parlare ancora.

Voto 7

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Carolina Tocci

Giornalista freelance e blogger, un giorno le è venuta l'idea di aprire questo sito. Scrive di cinema e gossip e nel buio di una sala cinematografica si sente a casa.

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