Frances Ha

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In un cinema che sempre più spesso chiede ai suoi protagonisti di salvare il mondo, letteralmente (che sia dagli alieni, dagli zombie o dallo stesso genere umano), appare quantomeno bizzarro trovarsi davanti a una storia in cui il fine ultimo del personaggio principale venga ridotto ad un gesto tanto semplice come quello che conclude Frances Ha e che dà il titolo al film. Le vicissitudini di un’aspirante ballerina e coreografa trentenne ancora alla ricerca di un posto nel mondo: a questo, in sostanza, si riduce il film. Nella settima regia di Noah Baumbach (l’amico con il quale Wes Anderson ha scritto Le avventure acquatiche di Steve Zissou e Fantastic Mr. Fox), che arriva dopo Il calamaro e la balena e il notevole Lo stravagante mondo di Greenberg, anche questa volta viene chiesto al pubblico di osservare quei momenti privati o comunque poco interessanti di una storia che il cinema tradizionale bandisce a priori, perché giudicati poco avvincenti per il pubblico mainstream.



Definita “undateable” (inappuntamentabile) da uno dei suoi vari coinquilini, e a ragione, Frances è una scheggia impazzita della società, una personalità precaria e irrisolta in ogni aspetto della propria esistenza (amori, prospettive future, affetti e luoghi in cui stare), che impariamo a conoscere mentre la vediamo condividere appartamento e vita con la sua migliore amica Sophie (Mickey Sumner, la figlia di Sting). Le cose per lei cambiano però quando Sophie decide di mollarla per trasferirsi a Tribeca, il quartiere in cui da sempre sogna di abitare. Da quel momento per Frances inizieranno una serie di corse, tra cambi di appartamenti, incontri più o meno fortunati e sogni che svaniscono pian piano, lasciando la ragazza a vedersela con la vita, quella vera.

Tutto il film, una perla presentata lo scorso anno prima a Berlino e poi al Torino Film Festival, gira intorno a Frances, interpretata da una delle più significative rappresentanti del cinema indie americano, Greta Gerwig che qui è anche co-sceneggiatrice. Girato in un nostalgico bianco e nero e per gran parte in una New York che dai tempi di Io e Annie e Manhattan non ricordavamo così iconica ed evocativa, la pellicola di Baumbach è un sentito omaggio alla Nouvelle Vague (a partire dall’utilizzo delle musiche composte da Gorges Delerue per molti film del movimento, con incursioni più pop-rock: il David Bowie di Modern Love o i T. Rex di Chrome Sitar), con tanto Truffaut e altrettanto Rohmer, condita da un pizzico di Cassavetes e di Jarmush. Se le atmosfere rimangono quelle degli autori citati, impalpabili e sofisticate, sono i tempi e le prospettive ad essere cambiati. E il delinearsi del carattere disorientato e irresoluto di Frances ne è l’emblema più rappresentativo.
Come già nel precedente Lo stravagante mondo di Greenberg (è da lì che la Gerwig è diventata ufficialmente la musa del regista newyorkese, dentro e fuori dal set) Baumbach focalizza la sua attenzione su un personaggio tanto disadattato quanto ironico e intelligente, che risulta davvero difficile non amare.

La disarmante spaesatezza del personaggio Frances e il modo in cui la Gerwig, antidiva tanto nel corpo quanto nello spirito, la padroneggia, vengono scanditi spazialmente, e non temporalmente, dai vari indirizzi delle case in cui la ragazza si sposta con la velocità di un furetto e la flemma di un bradipo insieme. Il suo è un cammino a tappe ben definite, che mette a nudo le complessità di un’intera generazione: quelle di chi non vuole lasciare andare la giovinezza a cui è troppo legata, e di chi non vuole farsi coinvolgere dalle relazioni e dalle responsabilità che una vita adulta porta necessariamente con sé. Frances è così, almeno fino a quando non si accorge di essere rimasta indietro rispetto agli altri suoi coetanei. Leggero e frivolo solo in apparenza, con dei diloghi inappuntabili e di struggente spontaneità, Frances Ha è sbalorditivamente inconsueto, deliziosamente romantico e assolutamente imperdibile.

Voto 8

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Carolina Tocci

Giornalista freelance e blogger, un giorno le è venuta l'idea di aprire questo sito. Scrive di cinema e gossip e nel buio di una sala cinematografica si sente a casa.

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