La crisi sbarca al Festival

Di Carolina Tocci
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Una giornata ricca di attori e di film, quella di oggi, iniziata presto per i giornalisti con la proiezione de L’industriale di Giuliano Montaldo. Il regista ottantenne di Sacco e Vanzetti e de I demoni di San Pietroburgo fa irruzione sul grande schermo con un film non convenzionale, in un cinema italiano dominato sempre più spesso dalle commedie, con temi quali l’attualità politica ed economica. Presentato Fuori Concorso e ben accolto dalla stampa, L’industriale ha come protagonista un giovane imprenditore, Nicola (Pierfrancesco Favino), che deve far fronte ai debiti della sua azienda, ereditata dal padre, in una Torino ovattata e ingrigita dagli effetti della grande crisi economica. Tra scioperi, aziende che chiudono e banche che rifiutano di concedergli altri prestiti, Nicola cerca di non perdere la calma e di tentare il tutto per tutto per salvare la sua azienda e i suoi operai . Nel frattempo, il rapporto con sua moglie Laura (Carolina Crescentini) peggiora di giorno in giorno, tanto che Nicola inizia a sospettare che la donna abbia un amante. Il film di Montaldo, però, ci ha convinti a metà: vedere una pellicola così attuale offre numerosi spunti di riflessione e Favino dimostra ancora una volta il suo talento recitativo, sfoggiando una perfetta parlata torinese. Però nonostante una sceneggiatura ricca e ben strutturata, alcune parti del film risultano comunque lente e un po’ troppo stantie. Splendida la fotografia di Arnaldo Ctinari che conferisce al film un aspetto livido e freddo che rispecchia lo stato d’animo dei protagonisti (tra i quali c’è anche Francesco Scianna).



Durante la conferenza stampa che ha seguito la proiezione, Giuliano Montaldo (che a sentirlo parlare dimostra la metà dei suoi anni), ha così introdotto l’argomento di tratta il suo film: “Sui giornali si legge che vengono bruciati milioni di euro ogni giorno, io non so chi siano questi piromani, ma so che tutti viviamo questo dramma, e so cosa ho visto girando per il nordest: manifestazioni, tante piccole aziende vuote, ed ho provato una grande angoscia. Questa è una crisi devastante, che può distruggere un uomo, soprattutto se è circondato da quegli squali che si avventano su chi è in difficoltà. Non so dove si arriverà, ma girando a Torino e nel nord mi è sembrato che spesso la realtà superasse la finzione del film”. Abbiamo chiesto a Pierfrancesco Favino e a Carolina Crescentini come si sono preparati per interpretare dei ruoli così irrimediabilmente segnati da un contesto sociale che tende man mano a risucchiarli nel suo vortice.

Sul fronte delle pellicole In Concorso, invece, abbiamo visto uno dei titoli che attendevamo di più, La femme du cinquième di Pawel Pawlikowski, che però ha deluso le nostre aspettative. Tratto dal romanzo di Douglas Kennedy, Margit, The Woman in The Fifth (questo il nome del film sul mercato internazionale) racconta la storia di uno scrittore americano, Tom (Ethan Hawke), che si reca a Parigi nel tentativo di rimettere in sesto la sua vita e riconquistare la fiducia della sua ex moglie e di sua figlia, ma si ritrova a lavorare come guardiano notturno in un losco scantinato. Durante una serata letteraria, Tom incontra Margit (Kristin Scott Thomas) e inizia con lei una relazione ambigua, mentre eventi inspiegabili iniziano a toccarlo da vicino. Un vero peccato che Pawlikowski abbia perso questa occasione di regalare ai due attori protagonisti dei personaggi più credibili e meglio strutturati di quanto non sia riuscito a fare. Il taglio autoriale della pellicola, che procede costruendo un castello fatto di elementi flebili e sfumati, suona un po’ troppo pretenzioso, soprattutto se il regista non sa dove vuole andare a parare. E questo continuo alternarsi dell’elemento reale a quello immaginario alla lunga finisce per stancare lo spettatore, soprattutto perché non porta da nessuna parte.

Così a distanza di sette anni dal delizioso My Summer of Love, il regista polacco adesso ci mette davanti a un progetto mal riuscito, caratterizzato da una profonda insufficienza strutturale di base. La cosa più bizzarra, poi, è stata che nemmeno i diretti interessati (Pawlikowski stesso e Ethan Hawke) sono riusciti a spiegare, durante la conferenza stampa tenutasi nel pomeriggio, alcune delle situazione raccontate ne La femme du cinquième, che rimangono tristemente appese senza intravedere alcuna possibilità di una degna conclusioneall’interno della narrazione. Durante l’incontro con i giornalisti, il regista ha parlato di frontiera è fluida e di confine labile: “Non volevo segnalare quelle che sono le scene immaginarie e mi divertiva molto disorientare il pubblico. Per fargli accettare le  regole del gioco, lo porto in uno stato d’ipnosi”. Alla conferenza erano presenti anche Kristin Scott Thomas e Ethan Hawke, quest’ultimo arrivato in ritardo direttamente dall’aeroporto. Occhiali dalle lenti sfumate che gli hanno coperto lo sguardo per tutto il tempo (con grande dispiacere delle fan presenti), pizzetto e abbigliamento casual, gli abbiamo chiesto se si è ispirato a qualche personaggio in particolare per interpretare Tom.

“Non è mai stato semplice interpretare il ruolo di uno scrittore al cinema. Ma io adoro osservare le performance degli altri attori, vedere quello che funziona meglio in un determinato contesto… Se ci penso, mii viene in mente Tom Hulce, il Mozart di Amadeus, anche se a Pawel non interessano le performance che traggono ispirazione da altri film. Con lui il trucco è includere quello che hai, quello che fa parte del tuo bagaglio di esperienze, all’interno del suo sogno e della sua visione. Alla luce di tutto questo, lavorare con lui sul set diventa un’esperienza molto stimolante, e tutti sono coinvolti in questo processo di creazione”.

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Carolina Tocci

Giornalista freelance e blogger, un giorno le è venuta l'idea di aprire questo sito. Scrive di cinema e gossip e nel buio di una sala cinematografica si sente a casa.

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