The Grandmother, uno dei primi corti di David Lynch

Di Carolina Tocci
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I miei film sono spesso violenti, duri, non lo nego. Ma è il compito di un film : fare sentire qualcosa. Profondamente. Un’abitudine che si va perdendo, purtroppo. Quando un film è forte, la gente ha immediatamente una reazione di rigetto, perché questa forza fa loro paura. In TV invece si vedono continuamente uomini morire assassinati, ma la scena è asettica : la vittima cade per terra, ed ecco una pubblicità di deodoranti. I telespettatori allora pensano che uccidere, in fondo, sia una cosa facile, pulita e per niente malvagia”.
(David Lynch)

Oggi vogliamo mostrarvi uno dei primi lavori di David Lynch, un corto che dura poco più di mezz’ora realizzato dal regista nel 1970 ma già intriso dei temi a lui più cari: un testo narrativo caotico e stratificato, l’interesse ad esplorare i meccanismi dell’inconscio, l’elemento surreale, l’attrazione per il mistero e per il diverso e lo straniamento a cui sono sottoposti quasi tutti i suoi personaggi. The Grandmother, questo il titolo del corto, racconta in modo visionario la storia di un ragazzo cresciuto in una famiglia violenta, che trova rifugio in una nonna materna ed affettuosa nata da un seme piantato nel suo materasso sporco. La tecnica utilizzata è quella del pixilation (una tecnica d’animazione cinematografica nella quale i personaggi, o le scene, vengono ripresi fotogramma per fotogramma). Anche l’uso che Lynch fa del suono è assolutamente straniante, fattore che contribuisce non poco al modo in cui lo spettatore percepisce la situazione di estremo disagio vissuta dal giovane protagonista. Vi auguriamo una buona ed inquietante visione!



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Carolina Tocci

Giornalista freelance e blogger, un giorno le è venuta l'idea di aprire questo sito. Scrive di cinema e gossip e nel buio di una sala cinematografica si sente a casa.

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