Festival di Roma 2014 – Giorno 4

Di Carolina Tocci
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TIME OUT OF MIND di OREN MOVERMAN

Era una delle pellicole più attese di questa edizione del Festival di Roma, Time out of Mind. Sì, proprio come l’album di Bob Dylan. Firmata dal regista dei notevoli The Messenger e Rampart, Oren Moverman, con Richard Gere protagonista assoluto, è incentrata sulla vita, o meglio su quel che ne rimane, di George Hammond, un senzatetto di New York di cui non sappiamo praticamente nulla. Sarà così per quasi tutto il film per una scelta piuttosto estrema dell’autore il cui insolito tocco registico rimane l’unico elemento convincente dell’opera. Nel tentativo di rendere ancora più tangibile il senso di solitudine e spaesatezza che attanagliano le persone in condizioni estreme come George Hammond, la pellicola gira a vuoto per le quasi due ore di durata, e la prova di Gere non aiuta. Assolutamente non in grado di portare sulle proprie spalle il peso di uno script in cui, di fatto, accade poco o niente, l’attore americano viene surclassato dalle performance dei suoi compagni di cast: Jena Malone Kyra Sedgwick e Ben Vereen.

Voto 5

I MILIONARI di ALESSANDRO PIVA

Photocall sui generis per il cast de I Milionari

Photocall sui generis per il cast de I Milionari

Ad Alessandro Piva (La CapaGira, Mio cognato) il compito di rappresentare l’Italia in questa quarta giornata di Festival.
Con I Milionari Piva rivendica le proprie origini campane e, per la prima volta, abbandona la “sua” Bari per raccontare ascesa e caduta di un clan camorristico napoletano vista attraverso gli occhi di uno dei suoi membri, Marcello Cavani detto “Alen Delòn” (Francesco Scianna), cresciuto all’ombra di un fratello dedito all’illecito fin dall’adolescenza ma, a differenza di quest’ultimo, più interessato agli aspetti economici e sociali derivanti dalla criminalità che non al semplice potere della sopraffazione sull’altro.
Film contraddistinto da una forte sensazione di medietà, accentuata forse dall’occorrenza che lo vede uscire in sala così a ridosso dalla ben più riuscita serie TV Gomorra che, sull’argomento, sembra aver detto e mostrato davvero già tutto.
I Milionari invece, pur essendo privo di sbavature evidenti, non riesce a decollare e si accontenta di essere un mix piuttosto all’acqua di rose di suggestioni che rimandano ai capisaldi della mitologia criminale (si va da Quei bravi ragazzi a Romanzo Criminale) senza però formulare nulla di nuovo.
Confonde inoltre la scelta di utilizzare, nei ruoli principali, attori non napoletani che, pur mettendocela tutta per introiettare un idioma così connotante (Scianna in primis fa un ottimo lavoro), non riescono a raggiungere la naturalezza necessaria ad allontanare personaggi così connotati dal rischio, perennemente dietro l’angolo, della caricatura.

Voto 5

ESCOBAR: PARADISE LOST di ANDREA DI STEFANO

Il cast di Escobar: Paradise Lost

Ce ne fossero di opere prime come questa, girata con dimestichezza da un attore italiano, Andrea Di Stefano (volto noto del cinema e della tv nostrani, visto ne Il principe di Homburg di Marco Bellocchio, Cuore Sacro di Ferzan Ozpetek e in Medicina generale, la fiction di di Renato De Maria). Siamo in Colombia agli inizi degli anni Novanta e due fratelli canadesi decidono di aprire un chiosco sulla spiaggia e di trasferirsi in quel paradiso. Uno di questi è Nick (Josh Hutcherson, il Peeta Mellark della trilogia di Hunger Games) che un giorno si innamora della bella Maria, la nipote di uno dei più spietati narcotrafficanti della storia: Pablo Escobar (splendidamente interpretato da Benicio Del Toro).

Tratto da una storia vera, Escobar: Paradise Lost si può dire un’opera riuscita e il merito è soprattutto di una buona regia e dell’interpretazione di Del Toro, visibilmente ingrassato per vestire al meglio i panni del suo personaggio. Peccato che per il ruolo del protagonista sia stato scelto il giovane Hutcherson, che passa, senza mai cambiare espressione, da una prima parte del film in cui è il Romeo di una love story tutta rose e fiori a una seconda, decisamente più movimentata, in cui dovrebbe adattare la sua graniticità ai toni dell’ action-thriller. Purtroppo non ci riesce, ma il film rimane comunque una buon esordio.

Voto 6

A presentare Escobar: Paradise Lost sono arrivati al Festival i due protagonisti Josh Hutcherson e Benicio Del Toro. Ecco che cosa ci hanno raccontato di questa esperienza.

Josh, tu in Hunger Games interpreti un personaggio che fa di tutto per salvare la ragazza di cui è innamorato. E lo fai anche qui.

Sì, è vero. Sono molte le storie in cui i personaggi combattono per amore. Nick e Peeta sono personaggi molto diversi, ma entrambi combattono per quello in cui credono. Su questo non c’è dubbio“.
Dopo aver interpretato un’icona come Che Guevara, come si è preparato per il ruolo del narcotrafficante Escobar?

La fase di studio e di ricerca per me è molto importante. La differenza sostanziale che ho riscontrato nell’interpretare questi due ruoli sta nel fatto che per Escobar ci siamo concentrati molto sul fattore “verità”. Con Andrea (Di Stefano, ndr) abbiamo parlato molto di questo aspetto. Ma anche del dualismo di questo personaggio controverso che da un lato ha aiutato le persone bisognose ma dall’altro non si è fatto scrupoli uccidendo e spargendo sangue per salvaguardare i propri interessi. Il mio Pablo poi è stato costruito in relazione al Nick interpretato da Josh. Si tratta di un approccio completamente diverso da quello con cui ho preparato il Che, ma non c’è dubbio che una buona preparazione sia stata la chiave per portare sullo schermo entrambi“.

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Carolina Tocci

Giornalista freelance e blogger, un giorno le è venuta l'idea di aprire questo sito. Scrive di cinema e gossip e nel buio di una sala cinematografica si sente a casa.

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