La mummia

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Alla fine eccolo qui, il primo capitolo di quel Dark Universe che idealmente – per quanto ad avere l’ultima parola sia sempre il box office – dovrebbe riunire in un’unica saga tutti i mostri mai prodotti dalla Universal.
La parola d’ordine è, ovvio, la nostalgia.
Che però non si declina né in forma di omaggio a Boris Karloff e all’artigianato horror anni 30 né tanto meno – e, aggiungiamo, per fortuna – al più recente franchise di Stephen Sommers.
Ciò che si respire forte ne La mummia di Alex Kurtzman è invece aria di eighties, riferimento obbligato per qualsiasi manufatto artistico con pretese di hype (basti pensare a una serie come Stranger Things o all’imminente remake di It) in questi “diversamente derivativi” anni dieci.
In particolare qui la pietra angolare sembra essere Indiana Jones. Si evince dal modo in cui, sin dalle immagini iniziali, l’horror cede il passo a un cinema d’avventura fatto in egual misura di esotismo e leggerezza e di cui nell’ultimo trentennio sembrava essersi perso lo stampo.
Oltre al côté archeologico di fondo, è chiaro.



 

The Mummy (2017) Tom Cruise and Russell Crowe

Di dark insomma ce n’è proprio poco. C’è piuttosto il tentativo di riscrivere alcune delle regole di un (non) genere onnicompensivo, come per l’appunto l’action anni 80, in un’ottica seriale da cinecomic.
Peccato che il primo errore in cui cade Kurtzman sia la scelta di una star hollywoodiana così fortemente connotata e per nulla malleabile come Tom Cruise in qualità di eroe principale di una storia che dovrebbe essere più grande – e, presumibilmente, anche più longeva – del suo protagonista.
Tra Mission: Impossible e Jack Reacher sono infatti ormai decenni che l’attore recita quasi esclusivamente in opere da intendersi più come variazioni sul tema Ethan Hunt o comunque veicoli votati al mantenimento di un determinato status (l’attore che, incurante dell’anagrafe, continua a rischiare l’osso del collo rifiutando gli stunt) che non come semplici film “con” Tom Cruise.
Nel trasgredire invece a questa regola, La mummia ingloba al suo interno un corpo alieno che lo spettatore in principio fa fatica a ricondurre alle abituali coordinate che è solito attribuire a un film con Tom Cruise, per cui la prima sensazione è, in qualche modo, dissonante.
La scena aerea in assenza di gravità (in verità molto bella) funge in tal senso da collante tra le due sponde e rassicura lo sguardo.

Ma in realtà è tutto il film a palesare la volontà di non turbare in alcun modo, né in positivo né in negativo, le aspettative del pubblico, inserendosi nei binari di un classicismo sposato anche troppo in toto. Per dire che i topoi del genere ci sono più o meno tutti, dalla maledizione millenaria alla predisposizione al sacrificio dell’eroe di turno. Nel tentativo di smuovere le acque, a un certo punto, viene buttato in mezzo pure un esercito di zombie che è un po’ come ammettere che la sola mummia, di suo, possa non essere una minaccia sufficientemente perturbante.
Ma tutto l’armamentario di CGI e un 3D sostanzialmente inutile non salvano La mummia da un’alone di medietà che neanche l’intervento, in sede di scrittura, di nomi grossi come Christopher McQuarrie e David Koepp riescono a eludere. Un film che fa il suo dovere col minimo sforzo, divertendo per un minutaggio che, caso strano, non travalica le due ore, e ha il suo principale difetto nel non deviare mai dalla strada maestra.
Resta la speranza che i prossimi La moglie di Frankenstein e L’uomo invisibile possano correggere il tiro e l’ingombrante (in tutti i sensi) presenza del Dott. Jekyll di Russell Crowe che dovrebbe fare da trait d’union dell’intero franchise. Un po’ il Nick Fury di un Dark Universe, almeno per ora, assai poco dark.

Voto 5,5

 

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Fabio Giusti

Da sempre convinto che, durante la proiezione di un film, nulla di brutto possa accadere, ha un passato da sceneggiatore, copywriter e altre prescindibili attività. A parte vedere film fa ben poco.

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