Amici come prima

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Tredici anni dopo l’ultimo film insieme (Natale a Miami, con un incasso di 21 milioni di euro) Christian De Sica e Massimo Boldi devono aver pensato che i tempi per un ritorno “di coppia” fossero ormai maturi e, trascorsi gli ultimi anni tra duelli al box office natalizio in cui a competere erano film con protagonisti i due attori, ma separatamente, eccoli unire di nuovo le forze, intenzionati a sbancare il botteghino durante le feste.



Nel periodo che li ha visti separati, intanto, il cinepanettone è diventato un vero e proprio genere cinematografico e, ora più che mai, appare chiaro quanto abbia contribuito alla costruzione di una certa mentalità italiana, che ha preso forma alla fine degli anni Ottanta, per proseguire nei Novanta e nei primi Duemila e, in un certo senso, Amici come prima continua ad andare nella stessa direzione (l’hotel in cui è ambientato quasi interamente il film è una villa di proprietà di Silvio Berlusconi). Lo ha detto benissimo Curzio Maltese quando asseriva che «Il cinepattone è stato al ventennio berlusconiano come i “telefoni bianchi” stavano al ventennio fascista». E non è infatti un caso che la parabola discendente del del genere sia iniziata subito dopo l’avvento della crisi economica, che ha parzialmente conciso con la fine del berlusconismo. Amici come prima tuttavia prende anche le distanze dal cinepanettone classico. Non ci sono le location esotiche di un tempo e nemmeno quel turbinio di mogli tradite e amanti in lingerie che spuntano fuori dall’armadio ed è comprensibile che si sia voluto prendere le distanze da un genere ormai spremuto fino all’ultima goccia.

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Se dare addosso a questo genere di film è cosa da radical chic di sinistra, glorificarli può essere ancora peggio. Se infatti viene a cadere l’idea secondo la quale ci si trova davanti a un cenacolo di macchiette, in favore di una trasposizione fedele dei pensieri e delle intenzioni dell’italiano di oggi, capite bene come la cosa appaia ancora più squallida. E così se da quel Vacanze di Natale del 1983 che ha dato il la al filone, c’è stata una regressione qualitativa piuttosto significativa dei contenuti nei titoli che, puntualmente, hanno inondato le sale natalizie in questi trentacinque anni, vuol dire che è l’Italia la prima ad essere peggiorata e, solo indirettamente, la sua cartina al tornasole cinematografica. A conferma di questa tesi, andare a cercare una dignità artistica in Amici come prima è un’impresa assai ardua, per non dire impossibile.

In Amici come prima Christian De Sica è Cesare, stimato direttore del Relais Colombo, hotel di lusso alle porte di Milano. Un giorno viene licenziato da Luciana (Regina Orioli), figlia dello storico proprietario dell’albergo Massimo Colombo (Massimo Boldi). Rimasto senza lavoro e disperato, Cesare deciderà di travestirsi da donna e di candidarsi come badante proprio per Massimo Colombo data la paga allettante. Nelle vesti della seducente Lisa riuscirà a conquistarsi il posto e tra i due nascerà un’intesa perfetta. Ma tutto questo porterà a una serie di imprevisti e situazioni equivoche perché Cesare non avrà il coraggio di svelare la verità a sua moglie (Lunetta Savino) e a suo figlio “culo” (Francesco Bruni), che continuano a crederlo direttore dell’hotel.

La struttura è quella della pochade, l’intenzione, quella di una rimpatriata goliardica che strizza l’occhio a Mrs. Doubtfire e al più recente Quasi amici, con un Christian De Sica in grande spolvero, che il film lo ha anche diretto, e un Boldi che continua ad essere la macchietta di se stesso. Se il primo infatti riesce, seppur con scarsa originalità e dando fondo ai personaggi che lo hanno reso celebre, a costruire un Cesare/Lisa tutto sommato credibile e in alcuni momenti anche divertente, il secondo ha ben poco a cui attingere. Per il resto Amici come prima, che viene “venduto” come un film per famiglie, regala dei picchi di volgarità notevoli e, soprattutto, gratuiti. Per non parlare del modo in cui ne esce la comunità LGBT (il figlio gay di De Sica e la Savino viene chiamato “culo” dai suoi stessi genitori).

Una nota positiva però c’è, nella reunion di Boldi-De Sica, ed è che quest’anno non avremo due brutti film a Natale, ma uno solo.

Voto 3

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Carolina Tocci

Giornalista freelance e blogger, un giorno le è venuta l'idea di aprire questo sito. Scrive di cinema e gossip e nel buio di una sala cinematografica si sente a casa.

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