Italians… do it better!

Di Carolina Tocci
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Intervista al cast di Italians. Con molti vizi e poche virtù, gli italiani raccontati da Veronesi sono buoni a nulla e capaci di tutto

Un altro cinepanettone mancato, questo di Veronesi, che oramai sembra essersi appropriato del titolo di regista di commedie all’italiana, in questi ultimi anni. Peccato che nessuno glielo abbia dato. Alla conferenza stampa, gremita, Aurelio De Laurentiis fa gli onori di casa e prende in mano la situazione. Accanto a lui, Giovanni Veronesi, Carlo Verdone, Sergio Castellitto, Riccardo Scamarcio, Ksenia Rappoport e Dario Bandiera. Con fare sicuro, si rivolge ai giornalisti presenti: “Allora, cominciamo con le domande?”. Certo che cominciamo, ma stiamo calmi eh!



Condividete tutti l’immagine degli italiani che viene fuori dal film?
De Laurentiis: Sì, dato che tutti gli attori hanno preso parte attivamente alla sceneggiatura, il risultato raggiunto è più che condiviso da tutti. Vi dico questo, io volevo fare un film sulle eccellenze italiane, dalla moda alla cucina, alle Ferrari. Poi Giovanni Veronesi mi ha detto che fare un film così sarebbe stato noioso, in fondo la commedia all’italiana racconta da sempre le debolezze delle persone, non le eccellenze. E in effetti mi ha convinto.
Veronesi: Io volevo raccontare degli italiani simpatici, non per forza quelli che avevano avuto una qualche forma di successo all’estero. Chiaro che poi abbiamo scelto le categorie più comiche, questo film non ha certo la pretesa di voler rappresentare tutti gli italiani all’estero.
Scamarcio: Io so solo che non vorrei vivere in nessun altro posto, anche se devo ammettere che qui in Italia siamo piuttosto carenti in educazione civica. Però è anche vero che abbiamo un’umanità che viene sempre fuori, credo sia la nostra qualità migliore. Tutto il resto non funziona, ognuno fa come gli pare. Mi spiace, ma è così.

Cosa vi ha spinto a realizzare delle storie con queste tematiche?
Veronesi: L’italiano quando va all’estero si porta dietro un grado di italianità enorme. Infatti ci chiamano gli “Italians”, e a ragione.  Noi quando andiamo all’estero ci facciamo sempre e comunque riconoscere. Ad esempio è vero che gli italiani sono il popolo che suona di più al metal detector. E non lo fanno solo  per i bracciali che hanno addosso o per i tre cellulari a testa, ma è il loro essere italiani che fa suonare tutto! Almeno mi piace pensare questo.

Che cosa vi ha divertito di più dei vostri personaggi?
Verdone: Giovanni Veronesi è un grande amico. Ho lavorato bene con lui in Italians, ormai conosce i miei tempi alla perfezione. In fase di script gli ho chiesto di mettere il mio personaggio il più possibile in imbarazzo, dato che sono queste le situazioni in cui io rendo meglio. Ho cercato l’impaccio ad ogni costo. Poi lavorare con Ksenia Rappoport, che io reputo una grande attrice, è stato un onore, come girare a San Pietroburgo. Avevamo una troupe russa. Credo che noi italiani abbiamo molto in comune con i russi, stessa ironia, stesse malinconie, insomma siamo molto più vicini a loro che non agli americani.
Tornando agli italiani all’estero, bisogna anche dire che sono capaci di portare delle novità non indifferenti nel paese in cui vanno. E sinceramente credo che il motivo per cui funzionano lì e non qui, è perché forse hanno delle regole ferree entro cui sono costretti a muoversi, cosa che in Italia non hanno.
Castellitto: Io frequento poco la commedia, anche se ho iniziato proprio con Carlo in Stasera a casa di Alice. Sono un attore molto ubbidiente infatti, anche se faccio il regista, mi sono messo completamente nelle mani di Veronesi. So che per lui gli attori sono un po’ come gli effetti speciali, all’interno dei suoi film, ed ero curioso di vedere cosa avrebbe tirato fuori da me.
“Gli italiani sono buoni a nulla e capaci di tutto”, ha detto Longanesi e credo sia una definizione geniale. Ci si interroga tanto sul come mai Gomorra non passa agli Oscar. Probabilmente perché siamo famosi per i nostri luoghi comuni. Solo per quelli.

Ksenia, nel tuo paese, in Russia, l’immagine che avete degli italiani è quella che esce fuori dal film?
È vero, come ha detto Carlo, che russi e italiani sono più simili di quanto non si creda. Comunque l’immagine che abbiamo di voi è quella del sole, dei colori, del casino…
Verdone: insomma l’immagine di Toto Cutugno?

Girando questo film, avrete avuto modo di fare diverse riflessioni sull’Italia.
Veronesi: Sì, almeno io ci ho pensato tanto. Però non sono giunto solo a conclusioni negative; credo che gli italiani all’estero abbiano fatto anche cose buone. Noi siamo un popolo che  lascia il segno quando andiamo via dall’Italia, abbiamo una  capacità di adattamento impressionante. Ci facciamo sempre riconoscere, è vero, ma sia nel bene che nel male. In un momento così difficile, economicamente e non solo, mi è venuta voglia di offrire al pubblico un pensiero positivo che fosse al di fuori della politica.

Dario, vuoi aggiungere qualcosa?
Bandiera
: Veramente io pensavo a un film che ho fatto anni fa… sono d’accordo con Carlo e Giovanni… Anche con Riccardo. Credo che non funzioni niente in questo paese, poi c’è un grande menefreghismo, non so se è un cosa tipicamente italiana… Ho i vicini  coi cani che abbaiano… poi ci vai a parlare e ti dicono: “So’ cani, che devono fa’ ? “.  Avevo pensato di iscrivermi all’università, ma mi è passata la voglia. Sono un cervello che è rimasto, al contrario di quelli in fuga in altri paesi, anche se credo che a 67 anni me ne andrò!

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Carolina Tocci

Giornalista freelance e blogger, un giorno le è venuta l'idea di aprire questo sito. Scrive di cinema e gossip e nel buio di una sala cinematografica si sente a casa.

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