Venezia: il Risorgimento di Martone

La settima giornata della 67° edizione del Festival è stata letteralmente monopolizzata da Noi credevamo, pellicola diretta da Mario Martone (Morte di un matematico napoletano, L’odore del sangue) che dipinge un ponderoso affresco sul Risorgimento italiano. Divisa in quattro epidosi, la pellicola segue il destino di tre ragazzi dell’Italia del sud, unitisi alla Giovine Italia mazziniana. E’ uno sguardo freddo e disilluso quello con cui Martone minimizza e ridimensiona alcuni personaggi chiave della storia di quel periodo come Giuseppe Mazzini (Toni Servillo) o Francesco Crispi (Luca Zingaretti), rileggendo in chiave di lotta di classe gli avvenimenti che hanno portato all’unità d’Italia. Durante la conferenza stampa, Martone ha descritto così il suo Mazzini: “Non c’è una sola parola che Mazzini pronuncia nel film che non derivi dai suoi scritti. Questo aspetto terroristico, perchè così veniva definito del resto Mazzini dalle polizie di tutta Europa ma anche da Marx ed Engels, non è un’invenzione mia nè di Giancarlo de Cataldo (che ha sceneggiato il film insieme con Martone), ma è qualcosa che appartiene alla storia. Naturalmente Mazzini è un personaggio immenso e quindi lungi da me l’idea di ridurlo solo a terrorista. È stato un uomo che ha saputo immaginare l’Italia unita in anni in cui era inconcepibile. Certo, la lotta così lunga, l’ostinazione per il credo repubblicano, una forma di mistica religiosa nella forma della lotta, è innegabile. Ma d’altronde fare un Paese è un processo doloroso. Abbiamo cercato di raccontarlo, anche perchè la stragrande maggioranza di noi non sa nulla su come è nata l’Italia ma sa tutto su come sono nati gli Stati Uniti grazie ai film western”.

Sul tappeto rosso, ieri sera, hanno sfilato il regista la protagonista femminile Francesca Inaudi e il resto del cast. Particolarmente applauditi Luca Zingaretti e Luigi Lo Cascio.

Per oggi il Concorso prevede due pellicole: il francese Black Venus di Abdel Kechiche e il greco Attenberg di Athina Rachel Tsangari. Ma c’è grande attesa per Sorelle mai, di Marco Bellocchio, che sarà presentato Fuori Concorso. E a mezzanotte arriva Zebraman, film del 2004 del visionario regista Takashi Miike, omaggio alle serie televisive giapponesi degli anni sessanta.

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