Kim Rossi Stuart e Filippo Timi angeli del male

Venerdì prossimo debutterà nelle sale Vallanzasca: Gli angeli del male. La pellicola diretta da Michele Placido e interpretata da Kim Rossi Stuart, Filippo Timi, Valeria Solarino, Paz Vega e Francesco Scianna era stata già presentata durante la scorsa edizione della Mostra del Cinema di Venezia, raccogliendo applausi e polemiche. A cinque mesi di distanza, le polemiche non accennano a diminuire e il biopic dedicato al rapinatore, assassino e sequestratore Renato Vallanzasca continua a far parlare di sé. Proprio ieri è arrivato l’invito al boicottaggio della pellicola da parte del deputato leghista Davide Cavallotto: “… Utilizzare giovani e affascinanti attori allo scopo di sdoganare l’immagine di personaggi che dovrebbero cadere nell’oblio per i crimini commessi è un insulto alla memoria delle vittime e una crudeltà verso i loro parenti”. Insomma, le premesse per un incontro più che frizzante c’erano tutte. E Kim Rossi Stuart e Filippo Timi non si sono tirati indietro durante la chiacchierata che abbiamo avuto con loro questa mattina a Roma. Nel film interpretano rispettivamente Renato Vallanzasca e Enzo, amico d’infanzia e “collega” di Renato. Ecco che cosa ci hanno raccontato.

Kim, tu hai incontrato personalmente Renato Vallanzasca per prepararti al ruolo. Cosa ti ha colpito di più di quegli incontri?

Kim Rossi Stuart: Ci siamo visti in tutto sette o otto volte prima che iniziassero le riprese. Per me il fatto di conoscere Renato è stato un appoggio fondamentale su cui ho costruito parte del personaggio che poi ho interpretato.La cosa che mi ha colpito di più è che mi sono trovato davanti un uomo completamente diverso rispetto al Vallanzasca Trent’anni fa, almeno per come lo conoscevo io, quindi da TV e giornali. E’ stato proprio lui a sottolineare quanto fosse importante che il film fosse equilibrato, altrimenti sarebbe stato poco credibile. Alla luce degli ultimi sviluppi sulla polemica iniziata durante il Festival di Venezia (Stuart si riferisce all’invito di Cavallotto, un esponente della Lega Nord, a boicottare il film), mi sento di dire che sinceramente sono un po’ stanco e anche annoiato da questo frastuono. Tutto questo accanimento per un ragazzino, perché Vallanzasca quando ha iniziato era solo un ragazzino, spocchioso che si è presentato al mondo dicendo di essere un criminale che fa rapine e che, in caso di bisogno, è costretto a difendersi… Trovo assurdo questo accanimento, soprattutto se penso alla gente che si indigna davanti a una cosa del genere e non davanti a problemi più gravi e affatto superati come ad esempio la speculazione edilizia che miete vittime ogni giorno. Un’ipocrisia davvero eccessiva, di fronte a tanta gente che dice di stare dento le regole, ma che invece non ci sta. Renato Vallanzasca sta scontando l’ergastolo, sta pagando per quello che ha fatto ed è stato riconosciuto giustamente colpevole per il male che ha fatto. Altri sono ben lontani dal pagare per il male che hanno commesso. Riguardo ai parenti delle vittime, diciamo che loro hanno più di tutti il diritto di tenere alta la guardia su tutto quello che riguarda il carnefice dei loro cari. Loro hanno diritto di indignarsi davanti al film, anche se non penso affatto che Vallanzasca sia descritto come un eroe. Anzi.

Filippo, secondo te cosa c’è di eclatante che dovrebbe emergere dalla visione di questo film?

Filippo Timi: Credo che la cosa più interessante del film diretto da Michele, sia il fatto che racconta le vicende secondo il punto di vista del protagonista, che poi è un criminale. Come se si indagasse il male partendo da quello che c’è dentro Renato Vallanzasca. Nel film ovviamente non giustifichi un simile comportamento, però quasi ne resti affascinato. Ma questo è quello che è successo nella realtà, perché fu clamoroso quello che si scatenò attorno a Vallanzasca: secchi di lettere di donne innamorate di lui, di un assassino a cui hanno dato quattro ergastoli. E questa non è fiction, è storia.

Kim, tu sei un attore che è sempre piaciuto al pubblico, e non ci riferiamo solo a quello femminile. Non è strano che sia proprio tu a dare il volto a un assassino come Vallanzasca che in teoria non dovrebbe risultare simpatico.

Kim Rossi Stuart: Mah, per me non è affatto strano. Vallanzasca era un uomo molto carismatico, questo è un dato di fatto. Voi in fondo vedete quello che io ho capito di lui, quello che ho assimilato durante i miei incontri con lui. In Vallanzasca convivono perfettamente il lato più oscuro e quello che ha affascinato migliaia di donne quando rilasciava interviste o veniva semplicemente inquadrato in TV. Sono proprio queste contraddizioni a rendere il suo personaggio tanto iperbolico e interessante. Per questo credo valesse la pena fare un film che raccontasse com’era.

Filippo, cosa pensi delle polemiche che a cinque mesi dalla presentazione della pellicola a Venezia, ancora non vi abbandonano?

Filippo Timi: Fare un film su un certo argomento non vuol dire certo giustificarlo. Io ne ho fatto uno su Mussolini (Vincere) e di certo non lo giustifico… Nel film interpreto Enzo, che è un personaggio immaginario, basato sulla commistione di due personaggi realmente esistiti e vicini a Vallanzasca. Il mio Enzo è un po’ uno Iago contemporaneo, dato che è il migliore amico del protagonista, che in qualche modo andrà a tradire. L’esperienza sul set è stata molto forte, soprattutto con Kim con cui il mio personaggio ha un rapporto tanto fisico e viscerale. Di fatto lavorare a questo film è stata particolarmente dura. Giravamo diverse scene al giorno, che tradotto in ore sul set significa orari al limite dell’impossibile. Di lavoro dietro ce n’èstato davvero tanto: spero solo che chi vedrà la pellicola al cinema saprà apprezzarlo.

Qui trovate la recensione di Vallanzasca: Gli angeli del male

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