Passengers

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L’immensa Avalon, astronave di lusso in viaggio verso un nuovo pianeta da colonizzare, rotola nello spazio con cinquemila esseri umani ibernati al suo interno. Cinquemila persone che si sono lasciate la vecchia vita alle spalle e hanno deciso di affrontare un viaggio di 120 anni (per questo il sonno criogenico) alla volta del futuro. Ma una pioggia di asteroidi farà svegliare Jim (Chris Pratt) 90 anni prima del previsto. Che cosa farà?



La prima sceneggiatura di Passengers era stata scritta nel 2007 da Jon Spaihts e nello stesso anno era stata inclusa nella black List (la lista che viene stilata ogni anno e che annovera i migliori copioni sulla piazza non ancora realizzati). I fratelli Weinstein si mostrarono interessati al progetto, che avrebbe avuto Reese Witherspoon e Keanu Reeves come protagonisti. Nel 2010, Gabriele Muccino fu scelto per dirigere il film, ma il progetto sfumò all’ultimo. Negli anni seguenti lo script passò per un paio di altri registi, ma non fu mai ultimato. Poi, nel 2014, la Sony Pictures Entertainment ne acquistò i diritti, e la regia passò nelle mani del norvegese Morten Tyldum (candidato all’Oscar per The Imitation Game). Questo per dire quanto sia stata problematica la genesi di Passengers, prodotto sulla carta estremamente sofisticato che, dopo una prima parte interessante e coinvolgente, vira bruscamente e diventa un dramma sentimentale tout court.

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I riferimenti a The Martian e Gravity si sprecano e c’è anche un kubrickianissimo barman-robot, Arthur (interpretato da Michael Sheen), anche se il film di Tyldum si limita a cenni e allusioni, senza riproporre neanche lontanamente la profondità psicologica delle pellicole sopracitate. E il problema principale di Passengers sembra essere proprio questo: le motivazioni di una persona che, con altri cinquemila dei suoi simili, decide di mollare tutto e di andare a ripopolare un altro pianeta, con la certezza di non rivedere più i suoi cari, è materiale che da solo basterebbe a portare avanti una sceneggiatura. Ma Tyldum accenna appena alla cosa, puntando invece tutto sulla love story tra Jim e Aurora che finisce per fagocitare tutto il resto. Scelta sbagliata, nonostante le riprese di qualità e un utilizzo piuttosto naturale e realistico della CGI. Quello che rimane è una sorta di Titanic nell’iperspazio, con omaggi a La bella addormentata (non è un caso che il personaggio interpretato da Jennifer Lawrence si chiami Aurora) e dialoghi poco credibili.

Voto 4,5

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Carolina Tocci

Giornalista freelance e blogger, un giorno le è venuta l'idea di aprire questo sito. Scrive di cinema e gossip e nel buio di una sala cinematografica si sente a casa.

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